In cima alla felicità

Dio, che dipinge fili d’argento fra i miei passi, mi ha dato un grande insegnamento.

Quando le emozioni scrollano il mio cuore, io, nonostante le oscillazioni, riesco a stare in equilibrio.

Sul lavoro, quando tutto sembra schiacciare, come una mano che spinge giù, con forza, io faccio leva contro il pavimento e riesco a contrastare l’effetto oppressivo.

So che è un dono straordinario.

Ma diventa essenziale, sbriciolarne alcune pezzetti, per metterli tra le mani di chi deve , in pochi minuti, salvare una vita.

Notte.

Ore 2.15.

Cellulare che suona.

” Cesareo urgentissimo, Dina”.

Tuta. Calze. Preparate sul cassettone.

Scarpe ai piedi del letto.

Giaccone con cuffia e sciarpa, sul divano in Sala.

E via in auto.

Fa un freddo terribile.

Tutto è silenzio.

Arrivo in Sala. Nemmeno mi lavo.

Indosso il camice sterile ed i guanti.

La paziente è già intubata.

L’ostetrica sta aiutando la ginecologa.

I ferri son buttati sul carrello servitore alla rinfusa.

Cavolo…

A voce alta, dico agli infermieri del reparto, presenti in quel momento in Sala Operatoria” Simona, attaccami l’aspiratore!”.

” Rosario, controlla che in terra non ci siano garze”.

” Mettete bene la luce. Forza!”.

L’incisione è già stata eseguita.

Mi dicono che c’è stata un’importante decelerazione del battito fetale.

Mentre passo le forbici e la pinza chirurgica, sistemo veloce veloce, gli strumenti.

Faccio attenzione al bisturi, buttato pericolosamente in un angolo.

Bene.

Incisione della fascia.

Posiziono la valva. Tiro verso il basso. Con forza.

Con la mano sinistra.

Con la destra, passo il bisturi per incidere l’utero.

Aspiro.

L’estrazione è difficoltosa.

La ginecologa fatìca a tirar fuori la testa.

Dico” Calma, ci riusciamo. Sì. Ce la facciamo”.

Mi guarda.

Mi fa cenno di sì, con la testa.

Notiamo che ha un doppio giro di cordone ombelicale, intorno al collo.

Molto stretto.

Con difficoltà, a quattro mani, riusciamo a farlo passare dalla testolina, che, liberandosi, è senza più vincoli e fuoriesce.

Finalmente.

Mentre passo i ferri per clampare il cordone, vedo che il neonato non piange.

Un bravissimo primario ginecologo, morto in un incidente stradale, pochi mesi fa, mi insegnò a mettere un dito in bocca al piccolo, in caso di respirazione difficoltosa.

Lo faccio. Delicatamente, senza frenesia , metto l’indice tra le sue labbra e le apro.

Tossisce.

Piange.

Grazie Dio.

È andata anche stavolta!

Lo prendo e lo metto nel telo sterile, deposto nella culla .

La pediatra e l’infermiera del Nido, fanno subito i primi accertamenti.

Dopo pochi minuti, vengono da noi e ci dicono che va tutto bene.

Sorridono. Alzano il pollice, in segno di ok.

Quante volte ringrazio Dio!

Nemmeno le conto più.

So che Lui c’è.

Mi respira accanto. Guida i nostri movimenti.

Veglia su noi.

Sa che siamo lì per aiutare una persona a diventare madre.

Nulla.

Nulla di più straordinario è paragonabile alla nascita di una creatura.

È come quando mio papà, da piccina, mi prendeva sulle spalle .

Io, mi sentivo bene.

Straordinariamente bene.

Sorridevo.

Nulla mi spaventava.

Ero in cima alla felicità!

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57 pensieri riguardo “In cima alla felicità

    1. Sono io a ringraziare te.
      Mi hai dedicato una gentilezza ed una delicatezza tali, che non posso che sedermi su un’altalena di emozioni e lasciarmi spingere dalla gioia.
      Ti abbraccio con gratitudine ed affetto.
      Dio ti benedica.
      ❤️

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  1. Anche tu carissima ci porti in cima alla felicità,facendoci partecipe di queste avventure meravigliose…abbracciandoti mentalmente e con il cuore?come se tu quel bene lo facessi moltiplicato ad ognuno di noi.
    Sei meravigliosa cara Dina…sei tutti noi❤
    Ti vogliamo bene😘😘😘

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  2. ..e nasce il figgeu … 🙂
    il bambino, in genovese (figgeu: bambino- ragazzo, figge: ragazza….))
    Mi ricordi la canzone di Jiovanotti, sigla di scene di ospedale pediatrico, con scene come questa descritta da te. Fa vedere dei pazienti, un bambino nella culla o nel lettino, i medici che lo accudiscono e la caznone…”ma come posso io..non celebrarti vita..oh vi…ita..oh vi.i ta..”.
    Eh, la vita. Talvolta e’ amara, mah… ciao 🙂

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    1. Me lo andrò a vedere.
      La canzone mi piace tantissimo ( del resto adoro Jovanotti) ma confesso che il video non l’ho mai visto.
      La vita, in alcuni momenti è amara.
      Eccome!
      Trovare cosa la faccia addolcire, non sempre è facile.
      Lo so.
      Ti dirò, con Dio al mio fianco, un poco di dolcificante riesco a scovarlo😉.
      Buona vita, allora!
      Ciaoooooo😆

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      1. Ciao! “sigla di scene di ospedale pediatrico, con scene come questa descritta da te. Fa vedere dei pazienti, un bambino nella culla o nel lettino”…”- “….ma confesso che il video non l’ho mai visto”. No, non è un video, è una trasmissione televisiva, “dottori in corsia” mi sembra si chiami, ambientato alll’ospedale Bambin Gesu’ di Roma. Ogni tanto, ad esepio dopo il tg3 delle 14,30 fanno vedere (non ricordo in che giorno) qualche spezzone. Non sono attori , come era in E.R medici in prima liena” con George Clooney del 1997, non so se l’hai seguito, a me piaceva molto; in “dottori in corsia” sono sono pazienti medici e infermieri veri, bambini e ragazzini (e’ ospedale pediatrico… :)).

        “Trovare cosa la faccia addolcire, non sempre è facile”. Gia’, a me vien detto spesso di cercare “quaclos’altro”, “sei da solo, cercati non so, un gruppo di volontariato..”. In primis, beh, sono ancora al lavoro e non voglio nemmeno sentire nominare associazioni eccetera, non ne avrei il tempo (lo so perche’ l’ho provato, per diversi mesi di fila, e piu’ di una volta; ma con i turni e la casa da seguire, vivendo da soli non e’ difficile, e’ impossibile..); piu’ in primis ancora, te lo devi sentire. Ho frequentato un gruppo religioso per due anni, ma non sentivo mia la cosa. Per otto mesi, anni dopo, un altro gruppo; mi facevano pesare il fatto che arrivassi in ritardo (certo, mi cambiavano improvvisamente di turno….) e dissi no, ma dopo otto mesi…- Poi una associazione culturale, sei mesi, ma non potevo partecipare a tutte le iniziastive, convegni eccetera- lavoravo anche di domenica!-. //Quindi, l’ho provato. Senza l’incombenza del lavoro, fra qualche anno, vedro’ se impegnarmi in qualcosa ma…sono sicuro gia’ da ora, che non mi riempira’ la vita.

        Tu scrivi di Dio al tuo fianco. Ecco il punto, io non sono sicuro che lui sia al mio fianco o se gli sto antipatico. Ciao 🙂

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  3. Sei talmente straordinaria che manco te ne rendi conto. Il tuo raccontare, vivere e far vivere a chi legge una parte delle emozioni che provi tu ogni giorno al lavoro è un qualcosa che non riesco a descrivere a parole ma è sicuramente unico.

    Ti abbraccio stretta e forte con tutto l’affetto che ho 🤗❤️

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  4. Che emozione queste perle di vita! Immagina quando hanno fatto il cesareo a mia figlia, tre gemelli, l’ultima in alto non si riusciva a prendere, fecero provare al ginecologo di mia figlia, che assisteva al parto, perché aveva le mani più piccole, lui riuscì a infilare la mano ma non a tirarla fuori finché non si sentì afferrare un dito e allora tirò. Così nacque anche Giuliana ❤

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    1. Mi ricordo quando me lo raccontasti, la prima volta.
      Che paura!
      Che momenti intensi…
      Meno male, Dio, c’era.
      Nb. Forse qualcuno lo ha pregato, come faccio sempre io😏.
      Un bacione grande, Giuly💓

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    1. Lui mi aiuta.
      Talvolta sono distratta e Lui capisce.
      Legge nel mio cuore. Sa che Gli voglio bene.
      Amo questo periodo.
      L’attesa porta in se, emozioni e bellezza.
      Ricambio con affetto il tuo abbraccio, cara amica mia.❤️
      E poi, sai, non è che io sia avanti, forse è Lui che mi spinge😁.
      Sono semplicemente in fila.

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