Imparare

Ogni giorno, imparo nozioni di vita.

Nel passato, spesso, mi chiedevo ” Ma perché proprio a me?”, oppure ” Non ce la farò mai”.

Mi dicono che sono fortunata a svolgere un lavoro che mi piace.

È vero.

Lo ripeto ai miei figli. Che s’appassionano quando racconto loro, le mie vicissitudini.

Ma solo poche persone, conoscono gli strati di lacrime nascoste, che si sono raccolte, per anni, tra le mie mani.

Perché frequentare una scuola d’infermieri, presieduta da una direttrice suora, con l’anima di una pietra affilata, è stata tra le cose più difficili, che io abbia mai affrontato.

Le ore di tirocinio, che hanno fermato molti studenti, erano spesso, contaminate da fango che si appiccicava ai vestiti e faceva andare a fondo…

S’insinuava tra i polmoni e li incollava, collassando l’ossigeno in essi contenuto.

Ci voleva costanza per pulire tutte le pieghe. Ogni giorno, le mani, dovevano sfregare il corpo, e toglierne la patina scura.

Se trascurata, si seccava e creava crepe profonde.

Ed allora, un giorno, ti trovi sbattuta in neurochirurgia, dove essendo il periodo delle ferie estive, ti trovi a rasare pelata, la testa di una ragazza della tua stessa età. Con un tumore maligno del cervello, da operare il giorno successivo.

Con lei che piange. E tu, che hai tra le mani i suoi capelli lunghi, castani. Inzuppati di vita.

Li vedi cadere sul pavimento. Freddo.

Sugli zoccoli. Bianchi.

Sul cuore. Che strilla dolore.

E quando torni a casa, col bus, senti ancora tra la mucosa delle narici, l’odore di benzene, col quale hai sgrassato la cute della testa.

Metti la faccia nel cuscino, e prima di addormentarti ti chiedi se questo è il mestiere che vorrai fare.

Poi, una mattina, muore Anna. L’amica di banco. Che desiderava andare a fare l’infermiera, in missione in Africa. Entra la direttrice e ci racconta che è stata investita da un’auto.

” Tirate fuori i fogli” , ordina con quella voce viscida, ” fate ugualmente la verifica. Ad Anna, ci penserete dopo”.

E tu vedi solo ombre. Il buio più totale. Il foglio si macchia di lacrime. Non è possibile. Voglio solo sentire il mio dolore. Voglio vivere la mia tristezza. Perché in me, è morto qualcosa. Il sorriso, che muoveva la frangetta, di una persona straordinaria. Di soli diciassette anni.

Ma come farò?

Voglio mollare. Le mie gambe, son costrette ad indossare scarpe troppo pesanti. Ormai scollate. Le vesciche , mi urlano di fermarmi.

Perché o Dio, non riesco a proseguire? Perché non riesco nemmeno a mettere un piede, davanti all’altro?

È questo il mio lavoro?”.

Poi, un giorno, mi dicono di andare in cardiochirurgia.

Chiedo se posso entrare in Sala Operatoria. La caposala, mi risponde che deve chiedere al primario.

Mi dico: Ma che cavolo ti è saltato in mente? E se poi svengo? . Bene. Mi son giocata la valutazione positiva. Maledetta la mia curiosità!

Torna.

” Va bene. Puoi accedere. Mi raccomando. Stai attenta e non avvicinarti troppo al campo operatorio. Non toccare nulla.”

Vado. C’è un’infermiera molto gentile. Mi fa indossare la cuffia, la mascherina ed i zoccoli della Sala.

Mi tremano le mani. Faccio dei respiri lunghi. Silenziosi.

L’intervento è già iniziato.

In sottofondo una musica classica.

Dal paziente, noto che fuoriescono cannule e tubi, con dentro sangue, che viene convogliato ad una macchina.

La macchina cuore- polmoni. Praticamente una terza via di circolazione sanguigna.

È uno spettacolo.

Sono incantata. In Sala Operatoria, è come se ci fosse presente un terzo cuore.

Gigante. Dove entra ed esce la vita, tinta di rosso fiammante.

Mi dicono che il paziente sul lettino è un ragazzo, al quale stanno sostituendo la valvola aortica.

Allungo il collo, per riuscire a vedere qualcosa.

L’infermiera di Sala, nota la mia curiosità ed il mio entusiasmo. Mi porta una scaletta.

In silenzio, ci salgo.

Tra le teste dei chirurghi, riesco a vederlo.

Dio mio!

È il cuore.

L’ho studiato così tanto! L’ho ammirato sui libri. L’ho odiato durante le verifiche di anatomia e fisiologia.

Ma ora…

Ora sono ammirata. È circondato da teli verdi.

È lì, tra pinze, lunghi fili, due cannule grandi ed altre più piccole e le mani esperte del primario. Un grande divaricatore, permette ai miei occhi di contemplarne la bellezza.

Sembra così indifeso.

È fermo. La macchina sta svolgendo la sua attività .

Sembra impossibile. Non si muove.

Osservo.

Misurano per decidere il calibro della protesi. La introducono . Viene fissata con punti d’ancoraggio.

Non mi muovo. Dovesse cascare il mondo, non voglio perdermi lo spettacolo.

Ad un certo punto, il primario si gira con la testa verso me.

” Oddio, che cosa ho combinato?” , mi chiedo.

Il rossore invade non solo il mio viso, ma penso, pure i capelli.

” Come ti chiami?”.

” Dina “.

” Vedo che stai reggendo bene. Vedere un cuore fermo, non è facile. Destabilizza parecchio. Ma vedo che tu sei dentro da parecchio tempo. Cosa dici se ti avvicini un po’ e guardi quando scolleghiamo la macchina?”.

” Sì, sì. Mi piacerebbe tanto!”.

Mi fanno indossare il camice sterile ed i guanti. L’infermiera mi dice di stare attenta. Di tenere le braccia in alto, non lungo i fianchi.

Mi avvicino. Mi fanno spazio. Sto ben attenta a non urtare niente.

Ho la bocca secca. Non ho più saliva. Il battito del mio cuore sta prosciugando ogni liquido.

Iniziano a togliere le clamps .

Il cuore , lentamente, si contrae.

Non respiro. Temo di togliere ossigeno a quell’organo così smanioso di indossare nuovamente le scarpette di danza.

Per proseguire a correre. A saltare. A fare piroette.

Ed ecco.

È avvenuto un miracolo.

Ora è tornato ad occupare il suo ospitale nido. Al calduccio. Dove è nato.

Ringrazio.

Mi fanno uscire. Son già stata dentro per troppo tempo, mi dicono.

Altrimenti, dovranno trattare anche gli altri, nel medesimo modo.

Quando la sera, guardo fuori, attraversi i vetri del bus, capisco che Dio ha risposto alla mia domanda.

Io ce la farò.

Ho ancora tanti miracoli, cui assistere.

Voglio essere in prima fila.

Se avrò ancora le scarpe troppo grandi, procurerò dei lacci forti. Se non li troverò, proseguirò a piedi nudi.

Ho ancora tanto da imparare.

Sono pronta: accetto la sfida.

Ed ancora oggi, dopo, trent’anni, continuo ad imparare…

117 pensieri riguardo “Imparare

  1. Io che da sette anni frequento continuamente ambulatori, studi e ospedali (sale operatorie, comprese), leggendoti provo un grande senso di gratitudine per tutte le persone come te. Negli anni ho osservato a lungo, quando gli occhi non si chiudevano, le infermiere durante le infusioni di chemioterapia e ho ammirato la loro tensione positiva, la capacità di regalare uno sguardo amichevole e un sorriso, l’attenzione vigile alle nostre condizioni, la velocità nel venire quando le chiamavamo e soprattutto l’intesa tra di loro. Tu esprimi al meglio ciò che vivo da anni come paziente.
    Sei grande!
    Ciao Cristina

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  2. che il tirocinio comprendesse anche quel posto in prima fila per poter osservare (e superare) lo shakespeariano: …il continente dal quale nessun viaggiatore fece mai ritorno…quel confine e gli istanti d’attesa, quel “viaggio” all’interno di un cuore empatiato, che per un tempo interminabile sembra nostro, come prestato, in arresto e battito parallelo, occasione unica, bivio per comprendere quale sarà e dovrà essere la missione, quella crescita improvvisa dopo la quale nulla sarà più come prima, quel senza ritorno ritornato, quel sacrificio sacraMente ripagato, quella scala di valori che da allora sa, sarà d’immutato..

    a core aperto m’hai lassato

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  3. Sei una poetessa. È proprio vero tutto quello che hai detto…io non sono infermiera ma un tecnico di radiologia, mi sono laureata da poco e spero di trovare presto qualcosina per lavorare…quando prendi in mano quella Laurea tutti si congratulano e ti dicono “lo sapevo che ce l’avresti fatta”, mi rende fiera, ma non sanno i sacrifici e la fatica che c’è dietro, specialmente per una professione sanitaria che prevede tante ore di tirocinio oltre agli esami, le lezioni, la tesi ecc… e soprattutto molta umanità e un cuore di ferro! Grazie per le tue bellissime parole ❤

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    1. Ti faccio tanti complimenti!
      Ti capisco perfettamente.
      Adoro lavoro con i tecnici di radiologia. Soprattutto sulla Sala dell’ortopedia.
      Ci scambiamo sguardo d’intesa che valgono più di mille parole😉.
      Ti auguro di trovare presto un lavoro.
      Mantieni la tua passione e tratta Titti con gentilezza. Mi raccomando!
      Ti ringrazio del tuo bellissimo commento.
      Buona vita😘

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  4. Mi hai ricordato la prima volta che sono entrata in sala operatoria per assistere ad un intervento chirurgico… un’emozione fortissima, che tu hai descritto benissimo.
    Ma hai descritto benissimo anche il dolore di chi deve ogni giorno lottare con il fango delle proprie insicurezze per provare a non lasciarsi fermare.
    Grazie per tutte queste Emozioni.
    Sono felice di averti appena scoperta. 🎈

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      1. Studio Medicina. Non voglio dire un’ovvietà ma credo fermamente che senza il lavoro di infermieri come te e senza la vostra costanza, la vostra tenacia, non potremmo dare Cura con la stessa profondità. Ci vuole un’anima enorme, per dare se stessi in un lavoro come questo.
        Spero di incontrare molti infermieri come te, un domani.

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        1. Wow!
          Ti faccio i miei auguri.
          So che non è affatto facile. Da noi, passano molti tirocinanti.
          Son quasi tutti adorabili !
          Pensa che una ragazza, con la quale si era stabilito un bellissimo rapporto, di stima e di rispetto, ha assistito il primario che ha operato mia mamma in un grande Ospedale di città.
          Quando ci siamo riviste, ci siamo abbracciate.
          Ero felicissima che ci fosse lei.
          È stata una grande emozione.

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  5. Come si fa a non volerti bene Dina cara.
    Dopo essere passata a leggerti,questo mondo pieno di egoismi ci sembra più accettabile.
    Ti ringrazio di farci partecipi,donandoci la fiducia persa.
    Sei una grande persona carissima,se non doni…Dina. ..non sei felice. Vedi anche il tuo nome lo dice♥
    Ti vogliamo bene tutti. ..convinciti :))

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    1. Ma figurati☺️.
      Sei una persona che a me piace tanto.
      Ironica, come solo le persone intelligenti lo sono, saggia ed ottimista.
      Qualità, sempre più rare, purtroppo.
      Il tuo commento, mi commuove💖

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        1. Son contenta di emozionare.
          Ma sai perché? Forse perché anch’io spesso, quando scrivo, mi emoziono tanto.
          Vivo il mio lavoro e la mia vita, al meglio delle mie possibilità.
          Amo il contatto con le persone.
          So che tutto è importante. Sono molto sensibile. Ho sofferto tanto.
          Il minimo che possa fare, è allargare le braccia ed abbracciare con il cuore.
          Perché anch’io sto bene.
          Mi torna sempre indietro. Piano piano…
          Ma torna.

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  6. Commossa è dire poco, ma non trovo altre parole per esprimere tutto quello che mi si rimescola dentro dopo aver letto questo post. Davvero non potrei fare il tuo lavoro, starei troppo male, sono più coraggiosa quando sono io a ricevere cure e interventi, per il resto sono un vero coniglio. Tu ce l’hai scritta nel DNA la tua professione, perché è strettamente legata alla tua umanità. Tanti possono fare un lavoro in campo sanitario, ma pochi lo sanno fare come te, con tanta passione e tanto amore per chi si trova in condizioni di fragilità e di bisogno. Questo fa di te la persona speciale che sei. Sono in difficoltà a scrivere, lo sai, ma allo stesso tempo io so che tu puoi leggermi dentro e capire cosa vorrei continuare a dirti. Mi fermo, riposo le mani, tengo solo l’energia per abbracciarti tanto, ma proprio tanto, per tutto, per come sei, per esserci per chi ha bisogno di conforto e lo trova in te. Grazie, amica mia carissima, anch’io ogni giorno imparo tante cose … e tante proprio da te. ❤ ❤ ❤

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    1. Mia cara Marianne❤️.
      Non posso che stringerti. Tenerti vicina.
      Vorrei riuscire ad accarezzare la tua stanchezza. Dirle di essere indulgente.
      Sai cosa ho letto? Che quando una persona prega, e sembra che Dio non la ascolti, allora bisogna rivolgersi a Maria, dicendole di dire a suo Figlio di provvedere. Lui, non potrà dirle di no. Assolutamente!
      Lei, è sua mamma.
      Io ci provo😏.
      Le raccomanderò di sgridarlo se non ti darà un po’ di tregua. Vedremo chi la spunta.
      Sai, io sono un osso duro! Pregherò anche per te. Sarò la tua voce. Ferma . Decisa. Impaziente. Tenace.
      Guai a Lui.
      Prima o poi, dovrà cedere…
      Grazie di ciò che hai scritto.
      Sei linfa vitale.😘

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      1. No, non sgridarlo, 😛 ha tanto da fare, siamo in tanti in questo mondo! 😀
        La preghiera che a me piace di più è il “Padre nostro”, perché è quella che Gesù ci ha insegnato, ma recitare il Rosario, mi fa sentire così vicino a Maria, che lo faccio con vera gioia. Pensa che, a volte, quando sono già a letto ma non riesco ad addormentarmi, mi metto a recitare il Rosario, e non avendo la mia coroncina vicino, mi metto a contare con le dita le preghiere a Maria tra un Mistero e l’altro. Qualcuno mi crederà un po’ matta, ma anche solo a raccontartelo mi viene da sorridere e mi fa provare una grande gioia. Maria è una grande donna, conosce la sofferenza, per questo intercede spesso presso suo Figlio. Su questo sono tenace anch’io, anzi una vera “testona”, non smetto di pregare, ma il più delle volte non chiedo nulla per me, prego per tutti, semplicemente, poi ci penseranno “Loro” a distribuire i “Doni”. Io sono così piccola che non ne ho la capacità.
        Grazie per le tue preghiere, per farmi da portavoce, per l’affetto che mi dimostri. Non essere impaziente, ogni cosa verrà, secondo quella che sarà la Sua volontà. Buona notte, cara, che Dio ti benedica e protegga il tuo sonno. ❤ ❤ ❤

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    1. Qualsiasi lavoro, specie quelli sociali, devono. Anzi necessitano di passione.
      Quando manca od inizia a deficitare, si nota dai musi lunghi. Dalla maleducazione, dal pressappochismo, etc.
      Grazieeeeeee❤️❤️❤️

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  7. Regali sempre emozione, positività e fiducia. Non avrei MAI potuto fare il tuo lavoro perché percepire e vedere la sofferenza degli altri mi fa ammutolire, mi immedesimo talmente tanto che invece di sostenere e consolare……piango. Sono diventata più forte con gli anni. Dio nella vecchiaia mi ha donato saggezza e coraggio insieme. A te invece fin dalla giovinezza ha regalato questa immensa capacità di reggere di fronte alla fatica, al dolore…..ed alla sera raccoglie i tuoi sfoghi e le tue lacrime quando la misura è colma. L’immagine di te da giovanissima con il viso affondato nel cuscino mi ha intenerito e sappi che non tutte le suore hanno il cuore di pietra. Forse quella suora indossava una corazza per proteggersi oppure l’abitudine alla sofferenza l’aveva indurito. Avanti Dina, cuore d’oro.

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    1. Sì, mia cara Lucetta.
      Io ho sempre amato le suore.
      A Milano, ho frequentato un asilo, da loro.
      Le ho adorate. Hanno catturato un pezzetto del mio cuore. Il loro ricordo, è tatuato sulla mia anima.
      Ma quella direttrice😤.
      Quanti episodi terribili. Quante ferite. Quante lacrime. Ed io, così timida.
      Non so come abbia fatto a tenere duro…
      Solo Dio, lo sa.
      Grazie mia cara.
      Sei sempre la carezza attesa.
      ❤️❤️❤️

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  8. Ecco, questo è uno dei più grandi talenti che Dio abbia potuto soffiare nel tuo cuore… Metti AMORE in ogni cosa che fai e dici❤ 🙏
    Grazie di condividere con noi ogni volta quello che tu vivi, attraverso la tua nobile anima🌹

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  9. Avevo anche io una direttrice suora e anche la vice lo era. Erano severi, ma abbiamo imparato molto. Non un capello fuori posto, orecchini o unghie lunghe e colorate. L’attenzione era esclusivamente per il malato. Non come ora, che al malato fanno fatica ad avvicinarsi E non hanno le basi pratiche per farlo. Ora è tutta teoria, senza umanità. Quanto mi manca il mio lavoro !

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    1. Hai ragione!
      Ora è tutto diverso…
      A mio avviso la laurea in scienze infermieristiche, è andata a deficitare, gli aspetti più importanti di questa delicata e particolare professione.
      Nel calderone, son entrati in tanti, spinti dall’idea di trovare un posto sicuro.
      Laureati in cerca di una occupazione, con scarsa motivazione.
      Molto preparati teoricamente, ma senza quella spinta necessaria per entrare in empatia col paziente.
      Molti sono altezzosi. Girano per le corsie col fonendoscopio attorno al collo.
      Altri, portano la divisa del 118, come una tuta da supereroe.
      Poveri noi…
      Ma, scusa, perché non eserciti più? ( se ti va di rispondere, ovviamente).
      ❤️

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      1. Il mio corso del ‘96 è stato l’ultimo prima di quello di laurea (il mio diploma è stato comunque equiparato)…e mi ricordo che non toccavano niente allora ed anche oggi chi corre (si fa per dire) sono gli oss . Dina, ma tu lo leggi il mio blog? 😂 Sono in carrozzina, impossibile per me fare l’infermiera che scrive sul registro, non sono così . Buona giornata 😘😘

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  10. Tu sei nata per questo.
    Dio ti ha istillato il dono della resistenza e dell’Amore.
    Sei forte anche nelle tue fragilità ❤
    (mi hai fatto tremare il "cuore", ho visto con le tue parole il mio intervento, che sulla cartella clinica non avevo voluto leggere)

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    1. Sì, forse nel mio Dna, Dio, ha instillato una buona dose di scienze infermieristiche🧐.
      Non potrei desiderare nulla d’altro!
      Non sapevo del tuo intervento.
      Credimi. È una cosa pazzesca.
      L’uomo e la tecnologia, se uniti a fin di bene, riescono a fare cose eccezionali.
      Questo episodio, è tatuato sul mio cuore.
      Il suo ricordo, mi provoca ancora, sensazioni straordinarie.
      Ti abbraccio e ti ringrazio delle tue belle parole.
      💖

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  11. Se avessero tutti questa passione, e non so se l’ho già scritto, il mondo sarebbe diverso… lavorare sarebbe diverso, e crederci sarebbe ben più facile… conoscere questo mondo, anche se so che non potrebbe mai essere il mio, è rincuorante, perché si vede l’amore per gli altri ❤

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    1. Grazie mia cara, dolce Penny❤️.
      Qualunque lavoro, una persona svolga, se alla base c’è passione e pazienza. Senso etico e professionalità, non lo sentirà più come un dovere, ma come un’esperienza di arricchimento quotidiana.
      Te lo auguro sinceramente.
      😘

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  12. Io sarei svenuto al primo secondo 😂 ma il fango e le lacrime passate in gioventù ti hanno resa così forte da poter reggere un carico che per molti è troppo pesante, con una leggerezza tale da arrivare fino all’anima.

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    1. Temevo anch’io di svenire.
      T’immagini che figura di cacca?
      Mai avrei pensato, che la mia professione, sarebbe stata tra le mura della Sala Operatoria.
      Io,così estroversa e creativa, a svolgere un lavoro razionale e asettico😆.
      Grazie dei tuoi costanti rinforzi positivi.
      Li colleziono e me li tengo cari.

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      1. Mi piace pensare che ci sei davvero nata per fare questo lavoro, altrimenti non ti sarebbe piaciuto 😉

        Il fatto poi è che con la tua vicinanza, umanità e professionalità, riesci a rincuorare e dare sollievo e forza a chi ne ha più bisogno in quei momenti delicati, e questo nessuna università potrà mai insegnarlo.

        E tutto questo riesci a trasmetterlo anche qui, su un posto che sarà pure virtuale, ma le cui parole arrivano dritte dentro e che conservo come petali delicati nei momenti in cui mi capita di avere i passi incerti prima di riprendere il viaggio come prima 🙂

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  13. Mammamia. Giuro che mi sono emozionata. Vorrei scrivere tante cose e non bastebbero. Posso solo dire che hai scritto cose meravigliose, coraggiose. Quel che tu vedi in un giorno, ogni giorno a molti servirebbe una vita intera per mandarlo giù

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      1. Io valutai a suo tempo la via “infermieristica”, ma purtroppo penso che non si sarebbe mai spostata con la mia natura. Perche’ mi sarei portata tutto (troppo) a casa. Ci vuole un sacco di forza per vedere quello che vedi tu ogni giorno ad avere il coraggio di alzarsi ogni mattina e concentrarsi su cio’ che c’e’ di buono da fare, su quello che puoi fare per alleviare, per aiutare, per sostenere qualcuno. Io mi ripiegherei su me stessa e crollerei al secondo giorno. In pochi hanno la tua tempra e la tua vitalita’. che dire, sei forte! 😀

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