Rispetto

Per tanti anni, mia mamma , ha fatto la donna delle pulizie.

A Milano, spesso, mi portava con se.

Andava in un paio di case.

Una me la ricordo bene, nonostante fossi piuttosto piccola.

Due sorelle anziane, contesse, erano le proprietarie di un bellissimo appartamento in centro.

Io ero vivace. Coi capelli corti. Mora. Occhi grandi e curiosi. Molto educata. Mi sedevo su una poltroncina di velluto verde. Me ne stavo lì a leggere. Divoravo i libri, per i quali, lei, spendeva le mance messe da parte, regalandomeli con orgogoglio e sacrificio.

Ogni tanto, tra una pagina e l’altra, sbirciavo cosa facesse.

Se erano presenti le due donne, mi offrivano sempre dei biscottini ed una tazza di tè al limone. La tazza era di porcellana bianca, con fiorellini azzurri e qualche fogliolina verde, dipinti a mano, serviti su un vassoio d’argento.

Ed io mi sentivo una principessina.

Quando non c’erano, mi godevo le chiacchiere con la mia mamma. Cantavamo e ridevamo. Lei sudava tanto, per i residui delle chemioterapie fatte. Allora avvolgeva un fazzoletto intorno al collo per attutire il fastidio delle gocce. Io, ogni tanto, le cingevo la vita e lei si chinava a baciarmi. Indossava guanti bianchi, il grembiule anch’esso bianco , spolverava , puliva, oppure stirava.

Trattava quella casa, come fosse sua.

Con grande rispetto e cura.

Sempre!

Quando siam venute via dalla città, abbiamo sofferto entrambe.

Ma il papà era stanco. Desiderava tornare in campagna.

Qui, lei, è stata meno fortunata.

Una signora, le impose, qualora avesse risposto al telefono, di presentarsi come la colf. Ci teneva tanto al suo status.

Doveva pulire gli escrementi del cane, disseminati in garage. Ogni settimana, doveva girare i materassi, lavare tantissima biancheria a mano. “ Perché sai, Lucia, essendo di Max Mara, si conserva meglio!”.

Un giorno dovetti passare da lei, perché mi ero dimenticata le chiavi.

Quando vidi mia madre, scendere le scale, col materasso singolo a spalle, fradicia di sudore, col suo fazzoletto intorno al collo, intriso di gocce , mi si strinse il cuore.

Lei mi sorrise.

Io anche. Ma finsi.

Rientrai a casa in bici, con le lacrime che correvano veloci come le mie gambe. Mi mancava quasi il respiro.

Poi, Dio, le restituì la sua dignità.

La farmacista del paese, chiese a mia madre, se potesse fare la babysitter a suo figlio Alberto, di sette mesi.

Lei disse subito di sì.

Si licenziò il giorno successivo.

Fu il ritorno dell’arcobaleno.

Trattata come una di casa. Con grande rispetto. Anzi, prendevano sempre il caffè insieme quando mia mamma iniziava il pomeriggio, il lavoro.

A lei era affidata con fiducia, la casa. Quando Alberto riposava, preparava la cena o rammendava. Non riusciva a starsene ferma.

Spesso Teresa, la farmacista, la rimproverava affettuosamente, dicendole di andare con calma…

Sempre “ Grazie Lucy”. Oppure “ Domani ci mancherai”, quand’era il giorno di chiusura della Farmacia.

Passarono diciotto anni.

Anni di soddisfazioni. Di abbracci. Di emozioni condivise nel vedere crescere Alberto che lei trattò sempre, come fosse suo nipote. Merende speciali, con torte fatte da lei, compiti, passeggiate al parco, giochi e risate. Tante risate.

Poi, mia mamma, decise che era ora di smettere. Più che altro per problemi di salute.

Il giorno che smise, il bimbo Alberto, trasformato in uomo, la strinse forte forte. Insieme piansero.

Ogni tanto viene a trovare mia mamma. Sta finendo l’università. È alto. Magro. Con un sorriso che spiazza…

A mia mamma, brillano sempre gli occhi. Quando lui entra in casa, si abbracciano e restano lì, fermi, in silenzio, per alcuni istanti. Nessuno si permette di varcare il loro momento.

Anzi, io e mio papà ci guardiamo commossi e ci lasciamo avvolgere dall’intensità del loro affetto.

Ogni volta.

Come fosse la prima.

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120 pensieri riguardo “Rispetto

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  4. Che belli questi racconti di vita. Ne ho scritto qualcuno anche io. Anche la mia mamma si e’ fatta sempre voler bene. La vita non le impose di lavorare “per conto terzi”, coilf eccetera. Era casalinga, ma una vewra casalinga, moglie e madre. Ma era il rifermiento per tutto il vicinato, per gran parte del paese, oltre che per noi. Stette due anni a Torino, da sua figlia- ho due fratelli ed una sorella..-, e quando mia sorella la portava “a passeggio”, a sedersi in una delle panchime di una piazzetta, gente di tutto il quartiere la andava a trovare. La chiamavano “la signora” lei, con il fazzolettto nero e mantella tipico indumento sardo, era diventata una icona. La sua arma, era la sua semplicità: “una semplicità che tocca il cuore”, disse di lei una professoressa in pensione per la quale, parole sue, “la signora” era di insegnamento. Allora lei aveva 85 anni, morta a 87 anni e mezzo.
    Ciao 🙂

    Marghian

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  5. E’ davvero una grande emozione leggere il racconto dei tuoi ricordi, sempre. Tutto parte dal cuore e arriva al cuore, un centro perfetto nel bersaglio dei sentimenti.
    Quello che mi fa specie è il fatto che siamo arrivati a parlare di rispetto, educazione, garbo, gentilezza come fossero cose straordinarie e non parole, gesti, comportamenti che fanno parte della normalità. Ci stupiamo per un gesto di rispetto, quando invece dovrebbe essere all’ordine del giorno. Il rispetto per “l’altro da sé” dovrebbe essere innato in ogni persona, dovrebbe far parte di ogni essere umano senza bisogno di cercarlo, di costruirlo, ammesso che si possa costruire. Invece sono così rare le occasioni nelle quali l’attenzione si focalizza su un comportamento rispettoso che ne parliamo come di un fatto eccezionale, mentre quelle in cui non si conosce nemmeno il significato della parola rispetto sono così tante, che non se ne parla più, non ci sconcertano nemmeno.
    Trovo assurdo, addirittura esilarante questo credersi più in alto di qualcuno, davvero, guarda, mi fa ridere questo atteggiamento di superiorità, perché viene spesso espresso in un modo che sfiora il ridicolo, una caduta di stile che fa “pena” e suscita, sempre, una grossa, grassa, sonora risata.
    Profondamente vero ciò che disse il “Barone Zazà”, alias Totò nel film “Signori si nasce”:
    “Signore si nasce ed io lo nacqui, modestamente!”.
    Andiamo tutti a testa alta, nessuno è superiore od inferiore ad un altro su questa terra, siamo tutti “piccoli granelli di senape che quando vengono seminati sono i più piccoli di tutti i semi che sono nel terreno”!
    Buona domenica, dolce amica mia, continua ad emozionarci così.
    Ti abbraccio fortissimo in questo giorno del Signore!

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    1. È vero.
      Ne ho parlato perché non sempre è scontato, purtroppo.
      Anche a me fanno pena le persone che si ritengono “ in alto”, come fossero su un piedistallo. Con superbia all’ennesima potenza.
      Ma come penso io, la ruota, gira per tutti. Non sai mai cosa ti riserva la vita.
      Bisogna fare attenzione.
      Buona domenica a te, nel Signore, mia cara Marianne.
      Ti voglio bene.
      Grazie delle tue parole❤️

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  6. Che bella storia..ora capisco a chi somigli
    Con una mamma così non potevi essere diversa…possiedi il suo stesso cuore grande
    Purtroppo ancora oggi esistono persone che si credono superiori ad altre solo perché hanno due soldi in banca e non capiscono invece che sono povere di animo
    Rispetto prima di tutto verso chiunque e comunque
    Ti abbraccio

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    1. Chi ha soldi, spesso, pensa di possedere tutto.
      Di aver diritto su tutto.
      Di poter “calpestare”.
      Lavoro con certi primari che ritengono di essere sul piedistallo.
      Gli altri, per loro, son tutti zerbini.
      Mi viene una rabbia!
      Grazie delle tue parole. Te ne sono grata.
      Ti abbraccio anche io, con tanto, tanto piacere😘

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  7. Sempre piene di tanta umanita,quelle dirette..vere,esempi di vita piene di sacrifici.
    Anche io ne so qualcosa nelle case dei parenti ricchi senza figli,da ragazzina ero molto richiesta…la famiglia era molto numerosa,Non mi davano mai niente.. mai un regalino,tutto gratis.
    Mamma non sapeva dire di no…troppe anche le compare,prima si usava…usare i parenti poveri.
    Mi volevano tutti …adottare;Non ci sono riusciti,eravamo sette figli.
    Ciao carissima,grazie per essere come sei❤

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  8. Le Tue “care memorie” come quelle della Yourcenar, occhi di bimba che s’imbattono nella nobiltà e nella miseria, le due famiglie umane agli estremi, occhi che gonfi di pianto e fluviali di lacrime vedevano la realtà come nella pittura impressionista, ed erano belli i colori quando la mamma s’imbatteva nella “pietas”, che è una categoria superiore alla pietà, e da incubo stavolta espressionista quando ci s’imbatteva nelle belve. Quell’immagine della mamma col materasso in collo, m’ha ricordato la mia con un grande cesto pieno di forme di formaggio che trasportava sulla testa da un villaggio all’altro. Un esempio il sacrificio quello di certi genitori che più che alla loro dignità pensavano a creare le condizioni per la nostra, così che nessuno ora possa permettersi di
    “varcare i loro momenti”
    “mentre io e mio papà ci guardiamo commossi e ci lasciamo avvolgere dall’intensità del loro affetto”

    la poesia appunto!

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    1. La tua cultura, m’impone spesso di approfondire, con sana curiosità, i personaggi che riporti.
      Molto bello il paragone.
      E poi, l’immagine della tua mamma.
      Mi sembra quasi di vederla…
      Hai detto bene: madri che pensavano a creare condizioni, per la nostra dignità.
      Mi emozioni sempre.
      Meraviglioso il tuo sapere. Meraviglioso tu!
      Grazie per il tuo tempo.
      Ti abbraccio.
      Notte💫

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  9. Come sempre mi fai commuovere. Tua madre è una donna speciale!!!! Meritava il rispetto e l’affetto perchè svolgeva il lavoro con impegno e serietà. C’ è tanta brutta gente che tratta senza rispetto …ma c’è anche brava gente che sa come comportarsi con le collaboratrici domestiche. Ed io, ringrazio DIO, sono una di queste perchè so cosa significa fare le pulizie. Ti dico solo un episodio avvenuto venerdì scorso: c’era lo sciopero dei bus e la mia collaboratrice era disposta ad aspettare 30 minuti in strada l’inizio della corsa che l’avrebbe riportata a casa, ho preso la macchina e l’ho accompagnata a casa perchè non potevo pensarla in strada, sotto il sole, ad aspettare chissà quanto tempo l’auto. Una piccola delicatezza che lei ha ricambiato con queste parole che per me sono state una carezza : “Non ho più mia madre ma oggi ho capito che c’è qualcuno che si preoccupa per me. Lei mi tratta come se fosse mia madre”

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    1. Mia mamma ti ringrazia delle tue parole.
      Bellissimo il tuo racconto. Ma conoscendoti, sapevo che tu , non avresti potuto far diversamente.
      Sei una persona speciale Lucetta.
      Ti vivo quasi tutti i giorni.
      La tua vicinanza è preziosa.
      La tua preghiera è dono costante.
      Ringrazio Dio che ci ha fatto incontrare.
      Ti abbraccio.
      ❤️

      Piace a 1 persona

    1. Grazie del tuo commento, Massimo.
      Come dici tu, è una dote naturale.
      Difficile acquisirla col tempo. Impossibile.
      Anche nel mio lavoro, noto sempre più, come stia diventando rara…

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          1. Tra l’altro anch’io nel mio ultimo post ho condiviso dei miei ricordi, anzi ho parlato dei miei ricordi d’infanzia più belli… spero che ti piaccia! 🙂

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    1. Grazie Laura!
      Sì, ottusità e desiderio di mantenere un certo “ distacco” .
      Senza pensare che spesso il gradino più alto, potrebbe sgretolarsi e finire giù…sempre più giù.
      Ricambio con affetto il tuo abbraccio.
      Forte!
      ❤️

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  10. Un’altra storia commovente, ma insomma! La prima parte mi ha ricordato molto mia zia, anche lei senza lavoro si è arrangata facendo le pulizie, pulendo escrementi di gatti e bagni e logorandosi il fisico… poi ha finalmente trovato un posto da segretaria coerente con i suoi studi 🙂

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  11. Ecco un caso in cui si sono incontrate buona volontà, riconoscimento dell’impegno profuso e occasione di far incontrare i due “attori”. Sono circostanze nelle quali tutti possono e devono sperare ma rare come un’aurora boreale o un’eclissi di sole totale.
    Complimenti e felicitazioni a chi c’è riuscito ed a chi ci riuscirà.

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