Difficoltà che uniscono

Tante volte, quando arrivano tempeste violente ed inaspettate, ci sono due vie di fuga: fuggire da soli, velocemente, o restare, uniti, provando a combattere.

Il coronavirus, mi ha preso alle spalle. In silenzio. Come solo i nemici astuti e preparati al combattimento, sanno fare.

Il dieci marzo, la nostra caposala, ci riferisce che dobbiamo allestire un reparto infettivo. Il tempo a disposizione è di sole 24 ore. Fuori, ci son fiumi di persone, che per respirare e continuare a vivere, hanno bisogno di noi.

Ed allora da infermieri, diventiamo magazzinieri, esperti traslocatori, addetti alle pulizie. Trasportiamo letti, puliamo, allestiamo le stanze, prepariamo i kendall, le varie maschere d’ossigeno, gli stetoscopi, i termometri, i bracciali della pressione, su ogni comodino. Controlliamo il carrello delle emergenze col defibrillatore.

Tutti insieme. Ognuno usa il buon senso, le nozioni che ha in tasca, l’esperienza, e propone, consiglia.

Poi si entra sul campo. Non siamo esperti giocatori. Questa partita, nemmeno in allenamento, l’abbiamo disputata.

Io, assente dal reparto da quasi trent’anni, sono un pesce uscito dalla boccia. Tutto diverso dalla Sala Operatoria.

Terapie, burocrazia, diete alimentari…Dio mio, aiutami!

Ed ecco, che i nuovi colleghi, sono fantastici. Faro di riferimento, nel disorientamento.

Anche i pazienti, ci dicono spesso, che siamo un bellissimo gruppo di lavoro. Scriviamo sulle tute i nostri nomi, talvolta frasi incoraggianti, oppure un cuore che ride, un fiore. Loro hanno bisogno, non solo di tornare a respirare, ma di tener acceso il senso della vita.

Quando entriamo nelle stanze, c’è un gesto bellissimo che il collega fa all’altro.

Controlla se tutto, nella vestizione e nei presidi indossati, è a posto. Aggiusta bene la mascherina. Verifica gli occhiali. Se la visiera sopra, non si sposta.

In quel gesto, sento un affetto, una forza tale, che tutte le volte, il mio cuore si riempie di serenità.

Quello è il mio motore.

Spinta necessaria. Carezza sull’anima.

Sì. Perché è sempre l’amore, contenuto nei piccoli gesti, quello che rende la vita con un sapore perfetto.

Poi rientra anche Ida. A casa da più di un mese. Il virus , insieme ad altri colleghi, non ha risparmiata nemmeno lei. Ci mettiamo in corridoio, appoggiati alle pareti, in fila. Applausi e cuori festosi, accolgono i suoi passi.

Piange.

Ci commuoviamo tutti. Emozioni che si prendono per mano.

L’abbraccio da dietro.

Quando riesce a parlare, dice che è stata molto dura. Ma ce l’ha fatta!

Giorni come questi, strappano i fogli del calendario, tappezzando di gioia il mio cammino.

Siate pieni di vita. Respirate la vostra famiglia. Nutrite la vista di tutto ciò che potete vedere e non avevate notato prima.

Assorbite il silenzio. Magnifico dono.

Dio vi benedica.

40 pensieri riguardo “Difficoltà che uniscono

    1. Grazie per le tue preghiere.
      Le accolgo con emozione e gioia.
      Amo quando qualcuno prega per me.
      È un dono di grandissimo valore.
      Ti abbraccio forte, forte.
      Lo Spirito, si prenda sempre cura di te❤️

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  1. Quanta sensibilità, bellezza, amore, in quello che fai. Come sempre, traspare dalle tue parole. Sei un dono del cielo per chi ha il privilegio di incontrarti. Che Dio ti protegga e benedica sempre insieme alle persone a cui tieni nel cuore. Un Grazie immenso a te, a tutti voi. ❤ ❤ ❤

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    1. Hai, da sempre, una delicatezza tale, che mi arriva nel cuore, come il mio dolce preferito.
      Da gustare piano piano e che porta un sorriso sereno, in un giorno un po’ così…
      Grazie.
      Grazie.
      Grazie.
      ❤️

      Piace a 1 persona

      1. Ciao. Sono raramente sul blog. Stiamo abbastanza bene. Esco solo per lla spesa nel Conad sotto casa e per portare fuori Spritz. Mio marito al massimo esce una volta col cane: con tutte le patologie che ha è troppo a rischio. Mio figlio è in Germania e non so quando lo rivedremo. Doveva venire come sempre da metà luglio ai primi di settembre ma questa volta è meglio di no. Per fortuna c’è Skype.
        Ti abbraccio forte e ancora grazie per tutto quello che state facendo. ❤️

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  2. Dio, benedica voi, il vostro lavoro, la vostra forza, la vostra competenza, la vostra fragilità.
    Dio benedica te Dina, quando scrivi sai donare un Amore infinito verso la vita e le sue difficoltà.
    Ti abbraccio, vi abbraccio.
    E la nostra preghiera è sempre qui, con noi, per voi, tutte le sere; e la candela in questa casa è sempre accesa per voi, una luce di speranza, un barlume di forza.
    Leggerò questo tuo post alle amiche e a mia sorella.
    Grazie ❤
    (proprio oggi ho detto a mia sorella che se entro questa sera non ti sentivo ti avrei scritto…e invece…)

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  3. Non posso fare altro che contraccambiare benedizioni infinite a te ed ai tuoi colleghi. Mi associo in pieno al commento di “lamortelafanciulla” che ha espresso egregiamente i miei pensieri. Grazie e ti abbraccio forte.

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  4. eccoti, eccovi bardate per quella guerra che contempla solo il salvare le vite, incuranti del pericolo insidiosissimo ogni volta come mai. Fuggire non è contemplato, si nasce generosi e quasi sempre ci si rafforza con la fede, che sia religiosa o civile poco conta, che entrambe se sono sincere hanno in se qualcosa di sacro, io amo dire che sono una delle tante prove dell’esistenza di Dio e non mi costa ammetterlo, è solo l’opinione di un laico, che un tempo nell’immaturità si definiva ateo, ma che non s’è mai addormentato senza pregarlo un Dio, senza mai smettere di cercarlo e qualche volta trovarlo in se stesso, ma senza nessun delirio d’onnipotenza.

    Quel nemico può prenderti pure alle spalle, dimentico che fede competenza esperienza, amore per il tuo lavoro, per i tuoi colleghi, per chi dovete soccorrere e curare, troverà un angelo o se preferisci un’arcangela a sbarrarle la strada, comunque a combattere allo stremo perché la vita trionfi, e se non ce la farà, si sentirà comunque accompagnata con tutto, e di più, l’amore necessario.

    Quei fiumi di persone in attesa che hanno bisogno di voi, con la sola aggravante che non potranno vedere i vostri volti, che Dio solo lo sa quanto conta un’espressione se è generata da empatia per il dolore e condivisione.
    Emergenza inimmaginabile, che tutti e tutte vi ridefinisce, continuamente ad improvvisare, ma è la parte nobile dell’improvvisazione, quella che scaturisce dall’esperienza, dalla consapevolezza dalla competenza, così che possiate sempre cavarvela, si dice miracolosamente, ma senza andare a scomodare i miracoli, certo ci camminate accanto.

    I colleghi! basta leggere il Tuoi post pregressi, si capisce quanto spazio dedichi a loro e dal quale fai dipendere il tuo essere amata e apprezzata, quel fare gruppo indispensabile per il conseguimento di qualunque successo, ancor più grande perché sempre alle prese con l’incognito, che da sconosciuto fate diventare conosciuto, ed ancora ad libitum a cercare, risolvere, senza tregua. Energie che ogni volta non si sa di avere, fino allo sfinimento, coinquilino dello a tutti i costi ricominciare, che non c’è tregua, passi la metafora: come un cuore che non smette e non smetta mai di battere.

    La riconoscenza dei pazienti, solo così Vi sentite ripagate! esiste altro modo di ricompensare chi interpreta il proprio lavoro come una missione? No!

    E la collega tornata dal confine di quel continente dal quale non si fa ritorno….metafora di resurrezione, si, ci stanno tutte, a saperle più che vedere, sentire! Ce l’ha fatta, ce la state facendo, ce la farete, per Noi, per Voi
    Dio Vi benedica…Dio Ti benedica Dina cara
    s.

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    1. Quando hai parlato di Dio, mi sono commossa.
      E non poco…
      Le tue parole scorrono come preziosa polvere nella clessidra. Quando sono a terra, la rigiro ed osservo la tua sensibilità.
      La leggo e mi lascio confortare .
      Grazie per il tuo.tempo.
      Dono immenso.
      Te ne sono infinitamente grata.
      Un abbraccio.
      Dio ti benedica!

      "Mi piace"

Grazie per il tuo prezioso tempo!

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