Fragilità

La mia corazza inizia ad avere ammaccature profonde.

Sì.

Proprio davanti al torace.

Sono fragile. Ogni giorno mi sento sempre più vulnerabile.

Il tempo mi fa affezionare ai miei pazienti. È inevitabile.

Ma lavorare accanto a chi soffre, a chi fatìca a prender fiato, a chi è demoralizzato per non aver accanto i propri famigliari, sta sfogliando e scolora lentamente, come fa l’autunno con le foglie, gli strati della mia armatura.

E così, assisto al messaggio vocale, che un mio paziente, m’invita a riascoltare, con la sua nipotina.

“ Nonnino, quando torni a casa? Mi mancano tanto i tuoi abbracci . Qui, a casa, mamma e papà non mi sanno abbracciare come sai fare tu!”.

Io ci provo. Non voglio piangere.

Ma poi Aldo si commuove. Il suo vicino di letto, pure.

Ed io, mi sciolgo.

Devo cambiare la flebo, ma si appanna tutta la visiera.

Respiro a fatica. Sudo.

Le lacrime non si vogliono fermare. Mi scivolano in bocca. Non posso asciugarle. Aldo mi dice, con la voce tremante “ Scusa, Dina. Mi spiace . Non piangere”.

Ci guardiamo tutti e tre.

Sono fradicia. Vorrei strapparmi la cuffia. La maschera. Il camice. I doppi guanti. I calzari di plastica.

Ed abbracciare.

E consolare.

Maledetto.

Maledetto virus!

Poi passa. Anche se il dolore dentro, resta un poco imprigionato.

E poi, arriva la notizia dell’ennesimo collega ammalato.

Della mia amica Claudia in terapia intensiva.

Della mia ex caposala, Daniela, persona speciale , quella che tutti vorrebbero, che ora è in rianimazione.

Che sta lottando. Ed io, se anche non può leggere perché intubata, le scrivo ogni giorno affinché lei , quando si sveglierà , potrà capire quanto sia amata. Da me e da tutti i miei colleghi. Per darle rinnovata forza.

Un mio paziente ci ha raccontato che mentre era intubato in un altro Ospedale( prima che venisse trasferito da noi) ha sentito le carezze dei miei colleghi, le loro parole incoraggianti. Quindi, anche noi tutti, abbiamo mandato un messaggio ai colleghi dove si trova Daniela, per dire loro, di rassicurarla, di parlarle di noi. Di sussurrarle che tra le loro carezze, ci sono anche le nostre mani, di quanto preghiamo per lei. Di quanto le siamo accanto coi nostri cuori.

È quindi in questa centrifuga, che io, ogni tanto piango.

Vengo strattonata. Contro pareti di acciaio. Fredde. Con l’acqua che spesso, gelida, arriva a coprire ogni strato di pelle.

Stringo da dietro i miei figli, impigliando tra i loro capelli, i miei baci. Uguale per Alex.

Mio marito che mi coccola facendomi spremute fresche. Fragole col limone. Perché quando rientro, ho solo voglio di dissetarmi. Che con pazienza, capisce. Insieme, loro tre, spesso, preparano piatti fatti con amore. Con sguardi che avvolgono di tenerezza i miei occhi stanchi. Che ascoltano i miei racconti. Che prendono un plaid mentre m’addormento sul divano.

Perché si sa, l’amore, spinge i passi del cuore. Lo spronano. Lo preparano ad altre battaglie.

Quindi, mi raccomando: non dite che vi stancate di stare a casa.

Nemmeno vi sfiori l’idea.

Noi infermieri, dobbiamo saziarci dei bocconi di tempo, senza baciare su guance o bocca, senza abbracciare, chi vive con noi.

Noi vorremmo essere a casa. Semplicemente.

Invece di tenere la mano di chi muore, pregando Dio, di accogliere la sua anima in paradiso…

45 pensieri riguardo “Fragilità

    1. Posso solo dirti il mio grazie per il tuo abbraccio. Ora, come non mai, lenitivo alla mia stanchezza.
      Ricambio con affetto.
      Benedetto sia sempre il Signore.
      Notte, cara Vichy💫❤️

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  1. Sento i brividi, la pelle d’oca, mi sento come impietrita…senza parole!
    Sono stata accanto a tante persone mentre lasciavano questa amata vita, ma potevamo sfiorarci, sentirci, abbracciarci, stringerci insieme in preghiera…
    Credo che la distanza, l’isolamento, la paura che avvolge tutti e tutto…siano situazioni surreali che mozzano davvero il fiato.
    Cara Dina, dirti CORAGGIO…è solo parola vuota.
    ABBI FEDE…sembra invito irreale.
    Non so altro che scrivere qualche parola del Libro dedicato alle Infermiere, pregando Santa M. Bertilla, infermiera di Treviso, che come Te in Corsia, ha vissuto l’Amore con la A maiuscola!
    Un Grazie grande e luminoso per quanto stai facendo per questa nostra fragile Umanità!
    Nives

    (La sua parola buona, santa, giungeva al cuore perché veniva dal cuore: un cuore ripieno di fede, di ardente carità, che sempre sapeva elevare le anime a Dio, alla speranza dell’eterna riunione in Cielo. A una mamma desolata per la morte della sua creaturina, che non ha potuto nemmeno assistere, perché ricoverata nel reparto contagio, Suor Bertilla porta il bimbo appena spirato in una stanza vicina alla porta, e mentre quella sta piangendo sulla scala: “Guardi – che bell’angioletto è andato in Paradiso! ” E questa delicatezza è balsamo per il cuore della povera donna, che, sollevando gli occhi al Cielo dice rassegnata: “Almeno so che il mio bimbo fu assistito da una Suora che ebbe per lui tutte le cure che avrei potuto usare io stessa…”)
    (Dal Libro: “….in corsia è passato l’Amore!”

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  2. Quanto amore nelle tue parole e nei tuoi gesti.
    Vorrei trovare le parole giuste per esprimerti la mia gratitudine (a te e a tutti i tuoi colleghi) ma credo che l’unica parola da dire sia: grazie.

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  3. Ciao Dina, non so se stai lavorando in questo momento. Volevo inviarti una foto significativa e simpatica, per tutti voi che avete, e state dando tutto per la vita, che è sacra, molti di voi si sono letteralmente sacrificati, donando la propria. Tutto questo… è il vero messaggio che Gesù Cristo, risorto oggi + ci ha lasciato 2000 anni fa, affinchè noi mettessimo in pratica con le preghiere, ma soprattutto con le azioni, cosa che tu, Anima carissima, hai sempre fatto… sono sicura, da quando hai vita. Grazie per la tua limpidezza, fede, luce del cuore, amore incondizionato per tutti quelli che hanno avuto la fortuna d’incontrarti personalmente, o idealmente (non mi piace dire virtualmente) le tue parole mi hanno aiutata in molte occasioni, come acqua di sorgente. Tutto questo, e anche di più meriti e, Gesù Cristo nostro Signore, lo sa bene, perchè tutto vede nel segreto, tutto annota nel libro della vita, sa quante lacrime hai, non versato, ma donato… per chi soffre sia fisicamente, che spiritualmente, Grazie ancora per quello che hai dato, che dai, e mai ti stancherai di dare. Ti ammiro da che ti ho conosciuta, sei da esempio per tutti noi.
    Qui non riesco ad inviarti l’immagine, la metterò nel mio blog, insieme a questo commento, perchè tutti sappiano come dev’essere un cristiano vero, con la fede in Gesù Cristo, anche quelli che non sono cristiani, perchè il Suo messaggio è per tutti, nessuno escluso.
    Il mio augurio di una Buona S. Pasqua, che mai come quest’anno è davvero sentita per me e, immagino per molte altre persone che della profondità, dell’umiltà ed essenzialità, ne fanno la loro bandiera. Auguri di ❤ fiore di luce!

    p.s. La foto mi è stata inviata da mio nipote, che ha un'amica infermiera che lavora in lombardia, la creatività della sua amica è in questa foto.

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    1. Ecco. Mi hai commossa.
      Tanto…
      Sì. Pasqua di Resurrezione, di cambiamenti per tutti.
      Ricordando che l’Amore, è l’unica cosa che veramente ha importanza.
      Ora vengo a vedere l’immagine( sono una curiosana😊).
      Un bacione stracarico di gratitudine 💋❤️

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  4. Ciao Dina, quanto è difficile!
    Immagino il tuo strazio e la stanchezza…siamo umani e anche se la fede ci sostiene non possiamo pensare di non ammaccarci.
    La tua anima è immensa, il tuo cuore grande, lo ripeto da sempre, tieni duro.
    Siete la consolazione e la forza dei malati, che purtroppo sono soli in questa sofferenza.
    Mio cugino mi dice che ha trovato degli angeli, fanno cose inverosimili per far stare loro tutti bene.
    Vorrei conoscerli e abbracciarli, insieme ai video e le parole che gli mandiamo loro sono la forza per lui. Dice che ora è tranquillo, perchè sa di essere in mano “magiche”.
    Tieni duro Dina, anche se difficile, Dio ti protegga, la Madre celeste ti sostenga.
    Un abbraccio forte, sei sempre nel mio cuore. Con la tua famiglia.

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    1. Grazie Paola.
      Tu sei sempre mio angelo. Il tuo trascorso, poi, unito alla tua fede, ti rendono molto simile a me.
      Camminiamo vicine , in questa tempesta. Dio, colSuo bellissimo manto, avrà cura di noi.
      Ti stringo a me, con affetto❤️

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  5. Ho letto da poco il tuo post. Non ci sono parole, ne sono state dette molte. Io non ne ho più, non riesco nemmeno a pensare, so solo che ti/vi sto vicina con l’anima e le preghiere. Mi si stringe il cuore per le persone che non possono vedere i propri cari, per voi, che siete allo stremo fisico e morale. Io non sono niente, ma il mio abbraccio ideale serva a rincuorarti e a farti capire quanto sei forte e preziosa. Ti voglio bene splendore!

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  6. Mi commuovo e penso, anzi ho sempre pensato, che io il tuo lavoro non avrei mai mai mai potuto fare perchè incapace di trattenere le lacrime che sarebbero state il pane quotidiano anche nei momenti normali. Che dirti? Forza non mollare, io ti accompagno ogni giorno con la preghiera. Ti abbraccio forte forte.

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    1. No, non si molla. Se non avessi Dio, con me, avrei già ceduto le armi…
      Riesco a ricaricare, a volte con difficoltà, ma Egli è mio Pastore.
      Ricambio con affetto grande, mia cara e preziosa Lucetta❤️

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  7. Non ho parole Dina, solo lacrime. Ho pianto fino allo sfinimento, almeno servissero a qualcuno ‘ste lacrime! Inutile dire quanto vi siamo vicini e quanti abbracci virtuali stiamo mandando continuamente. Una cosa è certa, meritate il paradiso in terra.

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  8. Tu Marta Tu Veronica Tu Maddalena, e Ti chiedo scusa se queste figure non appartengono alla Tua fede religiosa, che poco o niente ne sò… (Maria Teresa di Calcutta può andare)? a tergere a rialzare a sostenere spesso a portare quella croce lassù fino al Golgota, Tu così forte tu così vulnerabile, quando si dice che gli opposti combaciano, che sei più forte, proprio quando vorresti cedere, con quell’onnipotenza che non è tale, che significa poi solo aiutare, che sia l’estremo accompagnare o il guarire, la Tua passione che come dovrebbe essere non è né laica né religiosa, è amore che nella sua accezione non può comprendere categorie, che sennò sarebbe parziale. Quella solidarietà che ritrovi a casa dove insegni cosa e quale e dove abita il sacrificio. Quel fiume di lacrime d’empatia e condivisione che ti avvicina al momento del congedo e o al miracolo che si manifesta, ma che non si può stare li a celebrare, perché altri da Te, dai tuoi colleghi al fronte ne debbano, devono, necessariamente scaturire. Ti fa bene portare fuori la Tua vulnerabilità, la Tua corazza scalfita, che la si può rimarginare solo restando li, purtroppo anche annoverando le colleghe care che stanno lottando dalla parte del letto. Voi non volete riconoscimenti se non quelli che Vi si dovrebbero, ovvero permettervi e darvi i mezzi per operare, quelli che gli egoismi, e la superficialità e per non dire la disonestà, hanno fatto sì che non possiate avere a disposizione, né quanto serve per curare, né quanto dovrebbe essere necessario e obbligatorio per Voi in primo luogo per difendervi. Ora speriamo che nessuno si lavi le mano parlando ipocritamente del vostro eroismo. Brecht ci ammonisce: “triste il paese che abbia bisogno di eroi e martiri”. Ecco io spero che Tu e le Tue colleghe non dobbiate mai appartenere a quelle categorie “virtuali”, ma solo che possiate continuare in sicurezza ad operare. Dell’amore che ci mettete, chi ha occhi per vedere e sensibilità per “sentire”, sa, saprà riconoscerlo. Grazie Dina, Tu di quella schiera coraggiosa d’intenti di fede e speranza e soprattutto azione fai parte.

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    1. Carissimo !
      Ed invece le donne da te riportate, appartengono proprio alla mia fede.
      Anzi. Sono esempio di coraggio ( in un tempo dove seguire Gesù, da parte di una donna, poteva esser molto, molto pericoloso), di pietà, di lacrime versate, di supporto a Maria nel momento più terribile della sua vita.
      Accompagnare il suo unico figlio lungo quel cammino, verso la crocifissione, fatto di ingiurie, di dolore, di patimenti. Col cuor che scoppiava , senza riuscire ad esser di aiuto, come desiderava.
      Madre Teresa di Calcutta, la “piccola “suora, divenuta “grande”esempio di carità, verso i lebbrosi che nessuno considerava, gli ultimi degli ultimi…
      Ella ha messo la propria vita nelle loro mani. Donandosi completamente.
      Io non son certo degna di esser a loro paragonata, e credimi, la mia non è certo falsa modestia, ma la pura verità. La mia fede è sempre in cammino, spesso il coraggio mi viene a mancare e sicuramente non prego tanto come loro. Non penso riuscirei ad abbandonare i miei affetti , pur amando Dio.
      Ho innumerevoli difetti.
      Ho conosciuto persone che mi hanno ferito, essendo sempre stata timida. Un tempo non l’avrei mai pensato ma, è proprio grazie a loro, che ho capito che la strada che dovevo percorrere, andava intrapresa , resistendo agli strattoni, anche se i tessuti si laceravano. La Grazia poi, della fede vera, avvenuta in età adulta, è stato un regalo inatteso che ha aperto occhi e cuore. Mi ha reso noncurante degli attacchi, mi ha reso forte. Con quel senso di gratitudine giornaliero, per tutto ciò che faccio, che raccolgo, che sento.
      Il mio lavoro che tu, e non so proprio come riesci a farlo, descrivi sempre perfettamente, come fossi mio collega, mio amico vicino, è una delle cose più meravigliose che la vita ha messo sul mio percorso.Ed è vero. Ultimamente quando i presidi scarseggiavano, non è stato facile.
      Devo solo ringraziare le associazioni di privati, se ci hanno sostenuto. Se mascherine e camici, quando si arrivava a fine scorta e con loro mille e più preoccupazioni( come avrei fatto a rifiutarmi di entrare nelle stanze se non protetta? Avrei dovuto necessariamente riutilizzare ciò che avevo già indossato, diminuendo drasticamente la mia incolumità).
      Proprio in questi giorni, è arrivato da parte di una comunità di cinesi, un grosso container, carico di presidi per noi operatori.
      Non posso che abbracciarti, ringraziandoti per ogni volta che ti affacci con premura, alla mia porta.
      È una tale serenità, che nemmeno ti immagini.
      Buon proseguo di giornata.
      Dio abbia cura di te.

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  9. Grazie! Non ci sono parole, io non le so trovare, per ringraziarvi di essere l’aiuto, la consolazione, l’affetto e la speranza per le persone che soffrono. Lo siete sempre, ma in questo momento in cui gli affetti più cari non possono stare vicini si nota di più l’importanza dell’umanità che portate. Da casa possiamo solo pregare perché abbiate la forza per svolgere il vostro lavoro da angeli e sostenere con le risorse che abbiamo le raccolte fondi perché qualcun altro angelo possa venire ad aiutarvi. Noi stiamo a casa, ma con il cuore siamo con voi in corsia. Grazie!

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    1. Hai invece usato le parole come fossero preziosi gesti. Quelli che raccolgo con delicatezza , appoggiandoli sul cuore.
      Io faccio molto attenzione a tutto ciò che mi circonda, che mi viene detto. Ne traggo sempre insegnamento. Per migliorare , per far riflessione.
      Siamo tutti coinvolti. Voi a casa, dove tanti riescono a capire( e meno male) e noi operatori.
      Sì, il viaggio non è facile, come tu, hai ben descritto. Soprattutto per la solitudine dei pazienti, già provati dalla dispnea e da altre complicanze.
      Grazie per la tua sensibilità.
      Dio ti benedica.

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