Sporcarsi

Mentre cammino, guardo i campi respirare la luce del giorno.

Spighe da una parte e granoturco dall’altra. Quest’ultimo apre il mio sorriso divertito e mi riporta indietro nel tempo.

Dodici anni. In compagnia di amici. Siamo in bicicletta. Ridiamo raccontandoci gli ultimi giorni di scuola.

Leo ha una borraccia. A turno ci dissetiamo. Maila, mia amica inseparabile, toglie dai miei capelli una coccinella e propone di giocare a nascondino, nel campo di mais.

Nascondiamo le bici tra i filari.

Se dovesse passare il proprietario del campo, non sarebbe, forse, troppo felice di vederci.

Facciamo la conta e come al solito, tra le risate generali nel vedere la sua smorfia di disappunto, tocca a Vittorio contare.

Io e Maila vicine, gli altri si dirigono in punti diversi.

Poco alla volta, veniamo tutti tanati.

Usciti allo scoperto, però, un prurito pazzesco s’impadronisce della nostra pelle. Iniziamo a grattarci come scimmiette impazzite. Abbiamo le braccia e le gambe ricoperti di puntini rossi.

Stiamo quasi impazzendo.

Ma Leo ha un’ispirazione. Prende un po’ di terra, la bagna con l’acqua della borraccia, forma un po’ di fango e ne spalma un poco sugli arti di tutti noi.

In effetti, il prurito si attenua leggermente.

Ci guardiamo e scoppiamo a ridere come scemi!

È una scena esilarante. Ne mettiamo pure sulle guance.

Sembriamo guerrieri.

Dopo pochissimi minuti, però, i raggi del sole seccano il fango. Non riusciamo nemmeno a parlare, sembriamo intonacati a dovere. La pelle tira da maledetti.

Ma più ci guardiamo e più è difficile smettere di ridere.

Questa, sarà ricordata, negli anni, alle varie cene della classe, come una delle giornate più belle della nostra vita.

Nessun genitore ci ha sgridato. Anzi!

Tutti si sono divertiti a vederci tornare in sella alle nostre biciclette, con “quell’impiastro” secco su braccia, gambe e viso.

Poi, invece, se l’afa era soffocante, capitava che trovassimo sollievo nel getto dell’acqua che irrigava i campi. Quella che fuoriesce da un grosso tubo che spara verso l’alto. Ci sdraiavamo poi in un prato verde ad asciugarci. Ognuno esponeva i suoi sogni. Spesso ci tenevamo per mano, come ventagli leggeri che si aprivamo al sapore della vita.

Ed anche in quelle occasioni, nessun rimprovero.

Oggi, bambini e ragazzi, difficilmente si sporcano.

Poi mamma sgrida perché la lavatrice è sempre piena ed il tempo poi per stirare è sempre poco.

Poi papà rimprovera perché pensa sia meglio far altro. Ad esempio sport. Tre, quattro volte la settimana. Poi lezioni di musica. Poi lezioni di lingua straniera. Poi e poi…

E mentre si tengono ben puliti ed in ordine, come soldatini, senza chieder loro se sono felici, se vorrebbero sporcarsi d’avventura, d’amicizia, di desiderio di stare semplicemente insieme, i figli, da una scarpa trentasei, passano ad un numero quaranta.

Bisogna tornare a sorridere.

A scambiarsi polvere di affetto.

Ad imbrattarsi l’anima d’ incontri fra amici. Quelli talmente belli, che nemmeno si accende il cellulare.

Bisognerebbe tornare anche alla preghiera.

Inossidabile sostegno. Unica certezza. Compagna di viaggio preziosa.

È vero. I rischi attraversano la vita.

Ho più di cinquant’anni, non sono ingenua.

So bene quanto graffia. Ci sono artigli terribili. Penetrano fin giù, nel profondo. Asportano talora la carne. A strappi più o meno violenti.

Lacerazioni profonde.

Ma imparo, non senza fatica, non senza impegno costante, a lasciarmi ancora sporcare dalla bellezza dell’azzurro del Cielo.

58 pensieri riguardo “Sporcarsi

    1. Ti correggo : siamo poesia. Perché crediamo. Perché nutriamo la speranza, ogni singolo giorno.
      Perché non ci arrendiamo.
      Perché io, mentre cammino, conosco persone come te. Essenza della mia anima.
      Inchiostro della mia scrittura.
      Grazie Titty❤️
      ( scusa il ritardo ma eri in Spam)

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  1. Eravamo belli e non lo sapevamo.
    Già…
    La melanconia che lascia nel cuore la mitica età dell’oro, la stagione della giovinezza e dell’ingenuità con compagni-amici-fratelli che difficilmente (impossibilmente) replicherai nella vita seguente.
    Scampoli di paradiso inconsapevole…

    Era il tempo dei giorni senza tempo,
    quando la gioventù si crede eterna
    e dilatato è l’oggi che governa
    attimi d’assoluto in mezzo al campo.

    Era il posto di chi cercava un posto,
    di chi cercava il proprio senza
    capire ancora il vero e l’apparenza
    e che per ogni alito c’è un costo.

    Era la vita, viva ed incosciente
    di sangue e carne che voleva tutto
    prima che tutto diventasse niente.

    Belli eravamo noi senza sapere
    e si mordeva dolce e acerbo il frutto:
    colmo era ancora il calice da bere.

    Un caro forte fraterno abbraccio.
    Fausto

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    1. Il tuo tempo, dedicato a scrivere questa poesia, è dono prezioso.
      Emozione e bellezza, hanno avvolto la mia anima.
      Dirti grazie è riduttivo.
      Ho un master in “ abbracciologia”. Ed allora, con grande felicità, ti abbraccio.
      Ma una stretta speciale, però.
      Silenziosa, ma forte.
      Dove le parole sono sostituite dal ritmo di un cuore gioioso, che con gratitudine, danza.

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    1. Sì Mile.
      Esattamente come quando tu, in cucina, ti sporchi con amore le dita.
      Poi, nei tuoi piatti, fai entrare frammenti del tuo cuore.
      La passione è questa.
      In qualunque direzione si voglia dirigere.
      Se poi si convoglia nella vita, bene. Perché abbraccia tutti i sensi con tale intensità, che riesce perfino a togliere strati di stanchezza, ai nostri passi…
      Grazie.
      Buon sabato😘

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  2. Non solo sporchi di terra…eravamo,anche…pieni di parecchi lividi😉
    Sono del “47” con strade libere da macchine.. con altri sei fratelli,le strade,sia di campagna che di paese erano a nostra disposizione.
    La sera dopo il radiogiornale delle 8 si passava al Rosario.
    Adesso…un altro mondo.
    Ciao carissima,abbraccio grande grande❤

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  3. Che bella lettura. E quanti ricordi di vita vissuta, di racconti di mia madre in bicicletta con i cugini , della mia infanzia in montagna, d’estate, con gli amici coi quali si passavano i mesi estivi ad andar per boschi a cogliere ciclamini. Quando ancora la vita era genuina e la preghiera ci accompagnava come cibo giornaliero. Tutte le domeniche insieme a messa e poi fuori dalla chiesa a salutarsi, a chiacchierare. Bellissimo. Grazie per avermi ricordato con le tue parole, tutto questo. Un caro abbraccio. Isabella PS Per te

    Ricordi d’estate

    Ricordi
    quando con la bici
    si andava
    spensierati
    su strade sterrate,
    facendo a gara
    per arrivare primi
    al fienile?
    Erano i tempi
    in cui noi,
    tanti cugini,
    ci si rincontrava
    d’estate.
    Eravamo sempre
    felici quei giorni,
    ci sentivamo
    liberi.
    Il fienile
    era la nostra
    tappa finale,
    e il nostro rifugio
    dove attendere
    la fine della pioggia.
    Ancora è lì sai ?
    L’ ho rivisto da poco
    e mi ha fatto
    commuovere.
    Sì, ho versato
    una lacrimuccia,
    quando guardandolo
    ho rivisto noi
    tutti insieme.
    Come fugge via
    il tempo,
    portandosi via
    anche chi
    sarebbe bello,
    fosse ancora qui.

    Isabella Scotti maggio 2019
    testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

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    1. Grazie del tuo racconto. Che bello!
      La tua sensibilità, Isabella, confluita nel tuo magnifico dono, regala fiori straordinari a questa “ mia casetta” virtuale.
      Tu, ospite deliziosa, hai cosparso di emozione il mio cuore.
      Con gratitudine, ricambio il tuo abbraccio❤️

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      1. Come sei cara. E’ stata la tua di sensibilità a stimolare la mia. Ti ho letta con molto piacere., credimi. Tornerò quanto prima a trovarti. Grazie. Un bacione. Isabella. PS Tra qualche giorno parto. Ci sentiamo al mio rientro. Grazie, baci

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          1. Anch’io non ti mollo. Era da tanto che non passavo a trovarti. Ora tra qualche giorno vado in ferie. Al mio ritorno se Dio vorrà riprenderò a girare tra i blog. Tu sarai tra i primi a ricevere una mia visita. Ti abbraccio forte e buona estate. Isabella

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    1. Sì Laura.
      Imperfettamente felici. Ma sorridenti, aperti a gustare ogni sapore avesse la vita.
      Con semplicità ed entusiasmo.
      Oggi invece, vedo attorno a me, tante difficoltà ad affrontare la vita e stanchezza.
      Che peccato…
      Grazie di esser passata ❣️

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  4. Polvere d’affetto, che bella definizione….come qualcosa di fine che si sparge ovunque senza disturbare nessuno.
    Noi siamo stati davvero fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere un periodo di benessere totale. Si sentiva il benessere. Ovunque💋💟 lov u, sorella!!!!!!!

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    1. Sì, si sparge silenziosamente ma nell’anima, fa un rumore d’amore, stupendo.
      Fa vibrare corde invisibili, udibili solo ai più fortunati.
      Hai ragione. Noi siamo state privilegiate.
      Me ne accorgo sempre più…
      Ti voglio bene, sorellina.
      Ovunque tu sia, giunga a te, ora, in questo istante, il mio abbraccio colmo di ogni bene.
      Dio ti benedica😘

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    1. Le nonne son sempre sagge.
      Anche la mia, ogni tanto lo diceva!
      È stupendo lasciare che si sporchino. Fantastico, sporcarsi con loro.
      Poi, da grandi, saranno ricordi che macchieranno di amore, la nostalgia del tempo passato…
      Grazie del tuo commento.
      Buona serata.

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    1. Vero! Non ci avevo pensato…e pensare che oggi costano pure le maschere di bellezza, mentre quelle erano gratuite 😂😂.
      Le tue parole mi fan restare piacevolmente su una nuvoletta. Ci resto ancora un po’. Mi godo l’emozione e la commozione.
      Grazie di cuore.
      Grazie davvero. Tra questi giorni pesanti, tu sei alito di gioia.
      Buon sabato, cara amica mia❤️

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    1. La polvere si sparge ovunque.
      S’infiltra nelle fessure più sottili.
      Si deposita nelle crepe e le pialla. Rende omogenee le superfici , quasi a voler cancellare i graffi.
      Ecco l’effetto dello ”spargimento” dell’affetto.
      Riempie le screpolature, dovute all’aridità dei sentimenti non ricambiati.
      Un abbraccio che ti cosparga di affetto, mia dolce Ale❤️

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  5. Mi hai ricordato la mia infanzia, quando “sporcarsi” era quasi un dovere….oggi tutti asettici, senza anticorpi, neanche quelli ai bastoni che la vita ti mette davanti..
    E la preghiera la sera non mancava mai, ricordo ancora quella che ci faceva recitare mia nonna quando eravamo tutti al letto.
    Buona vita amica mia dolcissima.

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    1. Sì, Roberto.
      Sono in sintonia col tuo pensiero. Ma noi, che camminiamo con la fede tra la fodera dei jeans, abbiamo una Grazia.
      Sentire e vedere attraverso i Suoi occhi.
      Quando altri, avranno la capacità di percepire nel cuore la Sua presenza, molte cose potrebbero cambiare e la “magia” si spargerebbe come granelli di rugiada.
      Grazie!

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