Cinque secondi

Sala Orl. Ore 8.20.

Operiamo Simone, Diciotto anni. È spaventato. Mai affrontato altri interventi chirurgici.

Ho svolto io l’accettazione. In quei quindici minuti di colloquio, si è creato un legame di fiducia importante.

Lui è consapevole che io non lo mollerò. Starò vicino a lui. L’ho promesso!

Entro con la barella in Sala e lo posiziono sul letto operatorio. Mi marca stretto. I suoi occhi non mollano i miei movimenti.

Anche i miei colleghi sono carinissimi, come sempre!

Scambiamo qualche battuta. Posizioniamo gli elettrodi sul torace. Il pulsiossimetro. Il bracciale della pressione. Fissiamo gli arti inferiori e le braccia perché non cadano, poi, quando sarà addormentato.

Bene. Tutti gli elettromedicali funzionano. Le check list son state effettuate. Si può procedere.

Tengo la mano di Simone. Vicino a lui, ci troviamo io ed il mio collega.

L’anestesista mi dice” Dina inietta l’anestetico”, perché il braccio con la fleboclisi è posizionato al lato opposto al suo e non ci arriva.

Rispondo ” No, può farlo Cristiano, io sto tenendo la mano”.

Lui, molto scocciato ” Beh, mica è un bambino!”.

Simone mi guarda. Mi stringe ancor di più la mano.

Lo guardo, tranquilla.

Rispondo, con calma” Ma cosa c’entra? Lo so benissimo che Simone non è un bambino. Ha semplicemente paura. Come quasi tutti , quando sono qui. Come l’avrei io. No. Gli tengo la mano! L’anestetico può iniettarlo anche Cristiano!”.

È spazientito.

Dice a Cri di procedere.

Cinque. Esattamente cinque secondi e Simone si addormenta.

Tutto procede bene.

Vado da Lorenzo, l’anestesista, e gli dico che se anche io dovessi, per qualche urgenza, esser su quel letto, vorrei che i miei colleghi mi tenessero la mano. Perché ne ho bisogno. Per aver quel senso di protezione. Di incoraggiamento. Perché quella stretta, per me, vorrebbe dire tanto.

Lui mi ascolta. Mi da una pacca sulla spalla. E risponde ” Ok”.

Quando poi accompagno Simone verso l’uscita, mi guarda, mi prende la mano e la bacia. Mi dice ” Grazie Dina. Oggi, in Sala, è come ci fosse stata mia mamma”.

Quando possiamo, non vergogniamoci di fare del bene. Di andare fino in fondo.

Di esser coerenti.

Non per aspettarsi qualcosa in cambio. Altrimenti, meglio lasciar perdere.

Solo per il piacere di farlo.

Perché il cuore possa provare felicità.

Perchè possa esser cullato dal profumo, fatto di estratto di gentilezza.

Ed io ringrazio Dio. Per tutta la gioia che provo.

Per quella sensazione di benessere che riesce come fiore a sbucare tra il ghiaccio.

A volte, possono bastare anche soli cinque secondi.

Ma quel tempo, potrebbe fare la differenza.

Questo è ciò che auguro a tutti.

Che nella vita, almeno una volta, ci sia posto, nell’anima, per quei cinque secondi.

37 pensieri riguardo “Cinque secondi

  1. A volte manca “la voglia” di fare del bene, ma, come dici, anche questo è un bene perché le cose fatte per forza si vedono, si sentono. Non capirò mai il perché di queste non curanze, ma non smetterò mai di vedere in te una piccolissima parte di me.
    Grazie per il tuo bene ❤️

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  2. Nessun polemica mia cara!
    A me piace il confronto.
    In effetti forse qualche domandina dovrebbero porsela…
    Ma diversi, anche qualche chirurgo, si son mostrati scocciati dal fatto che io tenga la mano.
    Una volta mi è stato anche chiesto” Ma scusa, è tuo parente?”.
    Ed io” No, assolutamente”.
    Ora me ne frego.
    Grazie a Dio.
    Un tempo, mi avrebbero sicuramente condizionato parecchio.
    Sì. Resterò come sono. Promesso.👌.
    Grazie di esser passata.
    Un abbraccio ❤️

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    1. L’importante è mettercela tutta!
      Sempre.
      Al primo posto il malato. Sì. Anche se questo mi mette, molte volte, una contro molti.
      Sì.
      Capita spesso….purtroppo!
      Vabbè, se ne faranno una ragione😜.
      Grazie mia Titty.
      Noi ci sentiamo di la…ed è bellissimo😘

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  3. Oggi ti leggevo con i miei figli presenti e ho iniziato a piangere e loro hanno voluto sapere cosa avessi.

    Ho raccontato loro la storia di Simone, ho raccontato loro il tuo grande cuore, ho raccontato loro te.

    Grazie ❤️

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  4. Buondì mia cara Dina… post sempre molto profondo… c’è tanta umanità in ogni parola che prende sempre il cuore. Ci credi che quando mi imbatto in un’infermiera… mi domando sempre…”chissà se sarà come Dina?…” raro cuore il tuo…💙

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    1. Ci saranno sicuramente infermiere come me.
      Per caso le hai incontrate ed hanno scritto di te, da qualche parte, in qualche blog che hanno, come faccio io, coi miei pazienti☺️.
      Grazie Cate❤️

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  5. Il tuo lavoro, svolto così, è fondamentale!
    Quasi due anni fa mi hanno operata e non mi era mai successo, in più d’urgenza, quindi non ero preparata psicologicamente, ed ero quasi tutto il tempo sola… e in più sono un tipo ansioso!
    Gli infermieri erano a rotazione, e non sai quanto ho apprezzato alcune infermiere che sono state anche umane *__*
    Sii fiera del tuo lavoro ❤

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Grazie per il tuo prezioso tempo!

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