Dolore

Ci son sassi, mentre avanziamo, che si sgretolano.

Ma alcuni, producono un tonfo così forte, così potente, da lasciare sordo, per un po’ di tempo, il nostro cuore.

È successo un paio di giorni fa.

Ore 7.30. Sale Operatorie.

Son sulla specialità ginecologica.

A fianco, quella di chirurgia generale.

Chiamiamo i pazienti, in reparto.

Oggi io, sono all’accettazione. Mentre la collega strumentista prepara tutti i ferri, quella al nurse anestesia, invece, controlla il ventilatore, effettua il test, aspira ed allinea i farmaci sul carrello, applicando le varie etichette.

Predispone i tubi endotracheali e le mascherine laringofaringee.

Io preparo le fleboclisi con i deflussori, le prolunghe ( ci sono interventi in videolaparoscopia). Le schede infermieristiche e le cartelline anestesiologiche.

Cerotti, disinfettante, garze, aghi cannula, placche per l’elettrobisturi.

Arcelle per gettare i rifiuti e guanti.

Arriva la mia paziente. Mi presento ed inizio a fare le domande di routine.

Chiamo il mio anestesista ed iniziamo a compilare la modulistica.

Nel frattempo, mi dicono che stranamente, non è ancora arrivato il Dr. B., primario anestesista.

Chiedo” Lo avete chiamato?”.

“ Certo. Sul cellulare non risponde”.

Poi una mia collega mi dice” Sai, Dina, son parecchio preoccupata. Ho una strana sensazione.”.

“ Ma dai! Lo sai che talvolta è in ritardo”. Rispondo.

“Stai tranquilla. Diciamo una preghiera. Vedrai che non è successo nulla”.

Ma lei, visibilmente in ansia, mi riferisce che era dentro in Ospedale, da venerdì.

Provano a telefonare nel suo studio.

Occupato.

Bene. Buon segno. È lì.

Passano alcuni minuti. Rifanno il numero.

Occupato.

La mia collega e altri, con il mio anestesista, decidono di andare a bussare alla sua porta. La quale si trova nel corridoio adiacente il gruppo operatorio.

Mentre sono fuori, sentono dall’interno il cellulare suonare.

Provano a chiamarlo” Dottor B.! Dottor B.”.

La porta non si apre. Nessuno ha le chiavi.

Chiamano l’operaio.

Col passpartou, apre.

Il medico è riverso a terra.

La cornetta del telefono tra le dita della mano.

È rigido. Scuro.

Cristiano inizia il massaggio cardiaco.

Sì mette il laccio emostatico. Non si trova la vena.

Cribbio!

Sì guardano entrambe le braccia.

Niente.

Arriva Stefy. Finalmente ne trova una nel polso.

L’anestesista lo intuba.

Da noi, corrono i colleghi a prendere il defibrillatore. I farmaci nella valigetta delle urgenze.

E ci guardano attoniti.

Noi, frastornati, capiamo.

Annalisa scivola sul pavimento, dopo che dal frigo ha preso altri farmaci. Si mette subito in piedi e letteralmente, vola via.

Noi siamo lì. Sembra tutto surreale.

La mia paziente avverte che qualcosa non va. Con la preoccupazione che sale, le dico che c’è un medico che non si è sentito molto bene.

Torna L.

Piange.

Si siede. Sussurra” È morto. Non ci siamo riusciti”.

Silenzio.

Mi sembra di esser avvolta dal nulla.

Sospesa…

Ma come è possibile? Doveva andare in pensione a marzo.

Alberto. Come tutti lo conoscevamo. O semplicemente per cognome. Senza Dottor, davanti.

Sì, perché era umile. Come pochi, pochissimi.

Arrivava il mattino e salutava tutti. Qualche battuta in dialetto. Un borbottio, se la notte era stato chiamato per cesarei o altro.

L’euforia contagiosa con la quale esprimeva la sua contentezza nell’andare finalmente in pensione.

La sua abilità a intubare anche i casi più difficili, a gestire con sicurezza, le complicanze. Ad insegnare. A farci crescere, professionalmente.

Lui, abituato a fare il 118, spesso ci raccontava di come era intervenuto in alcuni incidenti stradali. Alcuni dei quali, mortali. Spiegando che avevano fatto tutto ciò che era possibile.

Ma non c’erano riusciti.

Ed abbassava il capo, in segno di sconfitta.

Lo abbiamo messo su una barella. Sistemato bene. Col telino sotto il mento. Coperto dal lenzuolo. Sembrava dormisse…

A turno, ci davamo il cambio, per non lasciarlo solo.

So che a lui, avrebbe fatto piacere.

Ho pregato, in silenzio.

Penso che ora abiti in Cielo. Ha fatto tanto per gli altri. Mettendo al servizio le proprie capacità. Dio ne sarà orgoglioso.

Forse gli offrirà pure qualche sigaretta.

Perché quelle a lui, piacevano un sacco.

Ci mancherai Alberto.

Veglia su noi e la tua famiglia.

Donaci ancora la tua sicurezza.

Riposa.

Ora non devi più correre.

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93 pensieri riguardo “Dolore

  1. Ti abbraccio cara Dina. Alberto sentirà l’affetto che avevi per lui ed il tuo dolore non sarà vano. Lui rimarrà per sempre nei tuoi ricordi e soltanto per questa vuol dire che vivrà in eterno. Ciao e un sorriso per te. Lila

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  2. Che dirti, cara? La vita ci pone davanti a delle situazioni dolorose come questa in cui, a noi credenti, non rimane che pregare ed accettare la volontà di Dio. E ricordare la persona che è mancata con amore, per le cose belle che ha fatto in vita.
    Baciobacio siempre ❤ ❤

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  3. Un concentrato di emozioni nel cuore che si stringono in unico abbraccio, come quello che dono a te Dina. Penso che ogni anima sia accolta al varco da una schiera di Angeli e tanta tanta luce dell’immensità Divina capace di dissolvere ogni dolore dell’esistenza terrena.
    Che Dio sorregga e colmi del suo calore tutte le persone che amavano Alberto. 🌹

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  4. Sicuramente gli è stato riservato un posto nella Luce del Signore. L’operato di Alberto continuerà senza sosta. Lui è vivo in una dimensione che noi non possiamo vedere e da lì vi sta vicino. Purtroppo, e ne sappiamo qualcosa Dina, è chi rimane qui che rimane nel dolore e nello sgomento. Difficile da metabolizzare. Lui vive fra di voi tramite i vostri ricordi, e l’eredità che vi ha lasciato: l’umiltà, la passione per il suo lavoro, la correttezza, la vera umanità, dimostrata coi fatti. Ti sono vicina. ❤

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      1. Ricordatelo per quanto possibile, nei momenti più belli e significativi del suo viaggio qui, parlatene come se lui vi stesse ascoltando fisicamente, la sola differenza è che non potete vederlo, ma c’è. “Loro non sono assenti, ma solo invisibili.”
        Ti abbraccio stretta donna di luce! ❤

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        1. Ma sì …dai.
          Soffro di emicrania.
          Sto facendo terapia per una settimana in day-hospital. Speriamo si attenui un poco.
          Ma ne vedo talmente di peggio, in neurologia, che non posso che considerarmi fortunata.
          😘

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  5. Dio lo ha chiamato sul lavoro. Pensandoci non è una brutta morte. Il mio padre spirituale è morto in chiesa mentre si vestiva per celebrare. Così Alberto fino alla fine un umile combattente e servitore dei pazienti. Lui ora è felice, è nella LUCE, soffre terribilmente solo chi rimane. Coraggio Dina. Un abbraccio.

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    1. Sì, Lucetta.
      Pensandoci non è una brutta morte.
      Ogni tanto avevano anche dei battibecchi sulla fede.
      Ma finivamo sempre per sorridere e rispettarci.
      Questo è fondamentale.
      Stima e rispetto, seppur con opinioni divergenti.
      Ricambio, ma raddoppiato l’abbraccio.
      Grazie❤️

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  6. E’ così la vita e mi spiace per l’accaduto. Pregherò a modo mio per la sua famiglia e dato che lì ci sei tu tutti riceveranno da te conforto e affetto grande Dina!!!! che botta

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    1. In quel senso lui, era un birichino.
      Talvolta ne parlavano.
      Pensava sempre che la vita non finisse. Non credendo molto in Dio, era motivo di discussione fra noi. Diceva sempre “ Tanto c’è tempo!”.
      Lavora troppo.
      Aveva la pressione alta.
      Se di riposo, faceva anche il 118.
      Non aveva problemi economici. Assolutamente!
      Ma poi subentra un circolo vizioso, lenitivo.
      Per lui per la sua famiglia.
      Grazie del commento, Roberto.
      Buon proseguo di giornata!

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  7. terribile quando ci si avvede che anche alcuni che ne sembravano esentati, non possano più dare del Tu ai grandi segreti della vita e o della morte, e che spesso, anche da coloro, che da una vita, sempre hanno abitato quella “red line”, altrettanto spesso se la sono vista varcare, altre molte volte l’anno superata, come una in’aspettata aurora, dispensatrice e di vita e talvolta di “resurrezione”. Resta stavolta quella inacettazione, che una vita in trincea ha insegnato purtroppo la più terribile delle inaccettazioni…al termine di un percorso che come missione ha avuto un appassionato senza riserve “dare” , la rassegnazione senza clamori intervenga, come nell’amletico: ” …il resto è silenzio”

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    1. Terribile.
      Devastante.
      Senti che il pavimento si frantuma sotto il peso della tristezza.
      Manca quasi il fiato.
      Ed allora, per cercare conforto, non puoi far altro che pregare e pensare a quanto di buono lui, abbia fatto.
      Grazie per tuo conforto.
      La tua comprensione.
      Ti abbraccio.

      Piace a 1 persona

    1. Sì,Adriano. È stato uno shock. Sembrava una situazione al limite del surreale.
      Della logica.
      Non siamo mai preparati a questi eventi.
      Non lo sono coi pazienti, figuriamoci quando il coinvolgimento emotivo è così forte…
      Buona giornata caro amico mio!
      Grazie❣️

      Piace a 2 people

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