Nascondino

Ho Milano tatuato sul mio cuore. È un disegno bellissimo. È piccolo, ma il ricordo felice, lo allarga a dismisura.

Vi ho trascorso il tempo migliore della mia vita.

Ero una piantina che si lasciava accarezzare dalla luce della curiosità , si nutriva delle persone che le passavano accanto. Le radici crescevano tra libri e giochi. Il terreno irrorato dalla nebbia e dal profumo di caldarroste, vedeva le mie foglie allungarsi con velocità.

La malattia della mamma, conferiva loro, talvolta, un ingiallimento per la sua mancanza. Allora, la sera, il papà, recideva quelle più brutte e sosteneva con tutori di baci e carezze sui capelli, quelle che spuntavano.

Il suo affetto, era un robusto traliccio, cui ancorarmi, per non barcollare, quando giungeva il vento della nostalgia per mamma.

Amavo stare con i miei amici. Avevo scarpe da ginnastica logore e sporche di passi frettolosi, consumati nel cortile, dove , nelle due ore concesse il pomeriggio dai condomini, le nostre urla, le ginocchia sbucciate, e le merende condivise, erano la colonna portante di Via C.Menotti 12.

Gli anziani si affacciavano alle finestre interne, col segno del cuscino, compagno dell’immancabile pennichella, un po’ scocciati, inizialmente. Ma poi, sorridevano quando li invitavamo a condividere pane e marmellata con noi.

Alcuni si portavano appresso le seggiole di legno e scendevano con altri panini. Se eravamo fortunati, arrivava anche un bel pezzetto di torta fatta in casa.

E non se ne andavano.

In estate, stavano all’ombra coi ventagli, buffi cappelli di paglia o colorati foulard. In autunno, si stringevano in copertine stinte, ma calde.

Noi giocavamo ai Quattro angoli. Oppure con gli elastici delle mutande, legati gli uni agli altri, saltellando e superando livelli sempre più difficili.

Poi, Libera tutti, Strega comanda color ( i più astuti inventavano colori immaginari ) dove ci scontravamo e talvolta, cadevamo come sacchi di patate.

Ma nel gioco del nascondino, io, spesso, ero imbattibile.

I nonni che seduti strizzavano l’occhio o segnalavano i posti dove ci nascondevamo, a chi doveva stanarci, diventavano spie affidabili e perfetti complici.

Io scovavo i posti più insoliti.

Ma poi capitava che altri mi vedessero e venissero con me.

Peccato che il nascondiglio non prevedesse più di un paio di persone.

Un pezzo di sedere, una testa che debordava, un piede fuori ed i sussurri “ Sstt….fai piano. Dai, trattieni il fiato. Hai la pancia che si vede.”

Succedeva che ci tenevamo in equilibrio, avvinghiati come edere, per non cadere. Una mano sulla faccia dell’altro. Un gomito infilato tra le costole. Una guancia contro l’altra. Una scarpa incastrata sul collo. Sentivamo solo i battiti dei nostri cuori, che cantavano la nostra amicizia e la nostra spensieratezza.

Poi, terminata la pausa, i genitori ci avvisavano che era giunto il momento di rientrare a casa.

Ci salutavamo con baci e abbracci polverosi, camminando lenti verso le nostre abitazioni, perché non volevamo staccarci.

La sera, dicevo le mie preghierine, chiedendo a Gesù, nuovi suggerimenti per altri fantastici nascondigli. Poi lo ringraziavo per aver degli amici così speciali.

Quando anni più tardi, tornavo a Milano, dalla campagna bresciana, mi recavo in quel cortile.

Spesso mi scendeva una lacrima.

La mia anima necessitava di respirare ancora le urla di gioia che avevano dipinto quel posto.

Facevo il pieno, riempivo i polmoni, e tornavo.

Quando i miei figli erano piccoli, giocavamo a nascondino. Spesso si univa anche Alex. Quanto ci piaceva! Urlavano “ Ancora, dai! Giochiamo ancora!”.

E la cena attendeva, rassegnata, che tornassimo con un po’ di ritardo.

Ancora oggi, mi nascondo.

Ogni tanto, quando rincasa mio marito o i miei figli escono da una stanza per andare in corridoio, li “ assalgo “ alle spalle. Beccandomi una parolaccia o una espressione spaventata.

Lo, so, ma non resisto.

Finiamo sempre per ridere. Ci gioco pure col cane o il gatto che mi guardano straniti, chiedendosi, forse, se io abbia tutte le rotelle che girano nel senso giusto.

Ma poco importa.

Io mi diverto.

Torno bambina. E confesso, mi piace un sacco!

66 pensieri riguardo “Nascondino

  1. Ciao. Milano è caotica, e’ vero. Ma il passe, esempo il mio, e’ mortorio. Io ho visto MIlano, e Torino (dove ho dei parenti); e quando arriva il giorno di rpiartire, ogni volta ci lascio in cuore. Io sono per la gente, per la vita. Per me chevivo da solo, questo mio vicinato e’ una condanna: vedo un cane, un gatto, una vecchia vicina con le buste della spesa. C’erano, e ci sono, le cose genuine (le caldarroste ecceteraL). Ma non e’ come prima, oggi anche uscendo la sera, specie in inverno, non si incontra anima viva. Il paese spesso mi nega di sscambiare due parole, dopo il lavoro. A Torino (e per Milano sarebbe la stessa cosa), in venti giorni di permanenza, vivo, con familiari e conoscenti. Ciao 🙂

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    1. Sì, penso che soprattutto per chi è solo, anche il fatto di uscire di casa ed incontrare gente, possa essere un balsamo per il cuore.
      La solitudine è bella solo se è cercata. Altrimenti diventa una zavorra.
      Ciaoooooooo😁

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    1. Sì, ce n’erano tantissimi.
      Si sentivano le urla riecheggiare in strada, spesso, quando si passava davanti ad un palazzo.
      Il mio non era signorile. Direi piuttosto normale.
      Ma vi ho lasciato un pezzetto del mio cuore.
      Certo Milano è caotica.
      Ma per chi ci nasce, è spettacolare.
      Non ti stanca mai.
      Grazie❤️

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  2. Che momenti l”infanzia. Indimenticabili. Toccanti parole.Si guarda un angolo, una casa, un prato e si fa un tuffo nel passato (magari poterci ritornare 🙂 ) e, se ci pensi bene, si ricordano sempre cose belle, felici. Buona giornata.

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  3. Mi piace il modo che hai di descrivere le cose.
    C’e’ molta poesia e dolcezza…
    Tutto scorre sotto i ritmi della mente come immagini nitide e fluide.
    Hai una scrittura disinvolta, rigenerante*
    Un fiume limpido, ecco.
    Il tuo nickname ti si addice alla perfezione

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    1. Sì. In effetti nello scrivere, ho rivisto le loro facce.
      No, ora, non si vede nulla di tutto ciò.
      Che peccato!
      Per le nuove ma anche per le vecchie generazioni.
      Le une, avrebbero ancora tanto da imparare dalla altre…
      Ok, Serena, ora mi è impossibile cambiare. Son troppo arrugginita🤣🤣❤️❤️

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          1. Sì sì certo Dina…sono proprio qui io😀😀 occhio alla umlaut sulla o (deformazione professionale) : töt 😂😂😂😂😂 (rido fesssssss….a ridajjjje! E qui siamo scesi un attimino più a sud😂)
            vado! A presto sorella. Grazie💋

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  4. Bellissimo! Anch’io ho abitato per 25 anni a Milano, nell’hinterland. Avevo un anno quando dalla Puglia i miei si trasferirono lì. Ricordo bene tutti i giochi di cui parli. Nella prima infanzia ho abitato a Limbiate e, proprio giorni fa, per un eccesso di nostalgia, tramite la mappa satellite sono andata a scovare la via dove abitavo, quei luoghi. Poco è cambiato a parte qualche ristrutturazione. Ma è bellissimo il tuo carattere, anch’io faccio cose simili 😀
    Probabilmente siamo coetanee. 😉

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    1. Ora abito in provincia di Brescia.
      Via C.Menotti è vicino a Via Pisacane. Corso Indipendenza. Andavo a piedi ai giardini Italo Pietra. Ai miei tempi, per noi bambini c’erano tantissimi giochi.
      C’era pure una sabbionaia gigantesca.
      Ora è tanti anni che non ci vado.
      Mi piaceva tantissimo!
      Ogni anno, a Natale, ci torno.
      Ne ho necessità . Mi devo nutrire.
      Grazie Sara❤️

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