Insegnare il perdono…

Quando mio papà aveva otto anni, sua mamma morì.

Era depressa e stanca.

Si suicidò.

Ultimo di cinque fratelli, trascorse poi la sua adolescenza, solo, col padre.

I fratelli, molto più grandi, un poco alla volta se ne andarono perché si sposarono.

In casa mai si parlava “ del fatto”.

A quei tempi, una cosa vergognosa. Una macchia per tutta la famiglia.

Come petrolio nero, difficile da togliere.

Si depositava lento ma comprimeva i suoi piccoli, inesperti bronchi, li avvolgeva, li stringeva in un dolore, impossibile da condividere.

Solo il cuscino ed il gatto grigio, erano compagni silenziosi delle sue lacrime.

Crebbe.

Con una corazza, apparentemente dura.

Sempre però, con la vergogna del giudizio altrui, delle chiacchiere del paese.

Poi, terminato il servizio militare, si sposò.

Con una ragazza giovane, che, pur avendo sofferto, aveva un cuore luminoso e nessuna protezione. Con tanto amore da donare.

Poi nacque una bimba. Anche se, in cuor suo, la speranza di quel papà era che arrivasse un bel maschietto, forte, pronto ad imparare tutto ciò che un uomo deve conoscere dalla vita.

Io.

Io, feci capolino una mattina di febbraio. Con il freddo e la pioggia, in un Ospedale milanese. Mora. Gracile. Da subito molto vivace.

Divenni la sua “ Pircy”.

A Milano, insieme, pattinavamo al Forlanini. Facevamo le gare. Insieme alla mamma, mangiavamo panini o insalata di riso, distesi su una coperta scozzese, rossa e blu.

Insomma un vero maschiaccio!

Un po’ burbero, spesso, m’incuteva un po’ di timore.

Ma quando sorrideva!

Tutto intorno risplendeva.

Mai seppi di mia nonna materna.

Solo verso i diciotto anni, mia madre, me lo disse.

Raccomandandomi di non dirlo a papà.

La sera, li sentii discutere. Lui era arrabbiato. Non era ancora pronto, disse.

Ma lei, con dolcezza, tenacia e tanta, tanta pazienza, gli fece capire che era inutile attendere ancora.

Per anni, se si toccava l’argomento, si oscurava in volta. Innalzava la sua corazza, impenetrabile anche per me.

Quando andava al cimitero, si guardava intorno circospetto. Se c’era qualcuno, passava davanti alla lapide di sua mamma, velocemente. Senza fermarsi nemmeno un attimo.

Anche per le messe, da far celebrare per i defunti, mai, disse il nome di sua mamma Palma.

Qualche anno fa, iniziammo a parlarne.

Mi confidò che il giorno che sua mamma si uccise, prese mio papà in braccio e gli disse che lo amava tanto. Di ricordarsi di quanto bene gli volesse.

Che il giorno del funerale, era imbarazzato. A disagio. Gli sembrava che tutti lo guardassero.

Dio mi venne in aiuto.

Gli suggerii “Ascolta papà, quando perdonerai la nonna, per averti abbandonato in quel modo, perdonerai te stesso per non aver capito. Lei sicuramente ti amava tanto, ma sai, hai visto quando io ho avuto la depressione con i miei figli. Cadevo nel vuoto, il buio mi assaliva e mi divorava. Se non ci fosse stato Alex e voi, non so …”

Mi abbracciò.

Pianse.

Come un cucciolo.

La corazza cadde a terra. E con essa, la vergogna.

Restammo lì. Nel tempo che non c’è.

Nello spazio senza spazio.

Ora, quando si reca al cimitero, le porta dei fiori o semplicemente, si ferma. Non so cosa dica a sua mamma.

Ma una cosa noto, la delicatezza del suo sorriso.

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66 pensieri riguardo “Insegnare il perdono…

        1. Sto curiosando da te.
          Ho lasciato un paio di commenti.
          Mi piaci come scrivi e condivido la tua passione per l’arredamento.
          Se puoi, verifica che non sia finita in Spam.
          Piu tardi riproverò

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          1. Mi dispiace..non ho trovato commenti..nemmeno tra gli spam. Grazie comunque per i complimenti. 😊 Mi fa piacere che condividiamo la passione per l’arredamento..e chissà quante altre passioni..sicuramente anche la poesia e la prosa..l’arte del narrare ogni cosa..perchè tutto è degno di essere narrato. 😊😊😊

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  1. E’ questa la vita di cui mi nutro e voglio continuare a nutrirmi, l’Amore…
    Queste sono le parole che “soffiate” – per citarti – arrivano nel cuore e lo gonfiano e fanno stare bene “nello spazio senza spazio. nel tempo senza tempo”. Grazie Dina d’amore!

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  2. il tabù del suicidio in un contesto sociale dove la donna aveva un ruolo fondamentale anche se per lo più disconosciuto, un tale estremo gesto non poteva che rappresentarsi come una vergogna per chi lo subiva, che andava ad aggiungersi al dolore e all’inspiegabilità per un bambino, quella macchia inchiostrosa, che il tempo dilatava e nessuna carta assorbente per l’anima sarebbe nemmeno poi stata inventata. Quel senso di soffocamento indotto dal senza ritorno , quelle domande senza risposte rivolte come Leopardi che interroga il suo guanciale, col contrappunto della fusa del non ignaro micio-compagno. Si cresce e il tempo ci edifica da grande scultore, che tutto cela, ma niente cancella, riparo dalle meschine curiosità e i pavidi giudizi. La vita poi insegna che solo l’amore e una nuova vita (Pircy) sconfigge la morte… è anche qui vero Dina, che nasce una predestinata! allevata ad insalata di riso e al croma della calda coperta scozzese. Poi finita l’adolescenza la “rivelazione” che solo con la sensibilità la si può mitigare, ma impossibile da non segnare. Quel terribile gravame, quella croce da condurre fino al Golgota, senza incontrare mai un Cireneo, indi s’innesta il tema, la magia del perdono, l’illuminazione, la parola giusta, l’empatia totale, e tutto si scioglie in quel gesto guaritore dell’abbraccio, che tanto ricorre nei tuoi scritti, tanto invochi, tanto consigli! Infrange qualunque corazza quanto più è mirato e delicato…la poesia:
    “Restammo lì. Nel tempo che non c’è
    nello spazio senza spazio”

    par di sentirlo l’odore di quei fiori
    maravigliarsi dell’inusitato colore
    come nell’Aquilone di Pascoli:
    …io vivo altrove e sento che sono intorno nate le viole….

    certamente parla alla sua mamma…con la delicatezza del ritrovato sorriso

    grande delicato struggente dolente amarcord

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    1. Leggo.
      Rileggo.
      Ma sei vero o sei irreale?
      Non so cosa scorre nel tuo sangue. Ma di certo, i tuoi globuli son miscelati con poesia, le tue piastrine ballano con sensibilità musicale ed il tuo cuore emana tanta bellezza.
      Nemmeno mi ricordavo dell’Aquilone del Pascoli.
      Sono incantata…
      Anche la canzone è sublime.
      Grazie Adriano.
      Per mille e più mille volte, moltiplicato come le stelle del cielo.
      Ti abbraccio. Con immensa gratitudine per il tuo tempo.

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  3. Anche se, non essendo a casa, faccio fatica a seguire i blog ho visto dalla posta che avevi scritto. Come sempre le tue parole mi procurano gioia e nello stesso tempo mi commuovo fino a piangere (ho la lacrima facile non è colpa tua) ma è un pianto liberatorio che è necessario che esca fuori. Tuo padre e tua madre sono due persone che hanno sofferto e saputo reagire ai colpi della vita ed hanno messo al mondo un capolavoro di figlia dal cuore immenso. Leggo che anche tu hai avuto la tua parte pesante di croce ma insieme siete riusciti e riuscite a superare tutto. Lo spirito ti ha messo in bocca le parole giuste da dire al tuo adorato papà. Ti abbraccio.

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    1. Anch’io, se ti può consolare, ho la lacrima molto, molto facile.
      Sì, ho avuto il mio periodo difficile.
      L’amore di mio marito, mamma e papà e successivamente l’aiuto di una psicologa, mi hanno ridonato il sorriso.
      Sì, lo Spirito, infonde in me, sempre, le parole giuste.
      Ti abbraccio Lucetta.
      Ti voglio bene❤️.
      Grazie per le tue parole spolverate di dorata sensibilità.

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  4. Dina, le tue parole arrivano sempre al momento giusto. Questo post mi ha commossa profondamente.
    Anch’io sto combattendo una dura battaglia contro la depressione. La tentazione di cedere a essa è sempre più forte, ma grazie all’affetto dei miei figli, insieme a testimonianze come questa continuo a resistere.
    Grazie di cuore! ❤️

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    1. Ecco.
      Dio ti suggerisce, attraverso me, di tenere duro .
      Di resistere.
      Quanto comprendo il tuo disagio!
      Lo conosco bene.
      Non si ha nemmeno voglia di alzarsi dal letto.
      Di parlare.
      Di fare…
      Son andata da una psicologa. Mi ha aiutata tanto.
      Non so se io, da sola, ne sarei uscita.
      La voragine si allargava sempre più.
      Non avevo nemmeno più appetito.
      Se permetti, ti stringo forte.
      Restiamo così. Un po’. In silenzio.
      Nella mia rispettosa comprensione.❤️

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  5. Hai penetrato il cuore di tuo padre, ma ancor più il suo dolore, nel mio cuore sento terribilmente il dolore di quel bambino che, anche se la vita gli ha regalato gioie, la sua anima è rimasta abbracciata a quella fragile, dolce mamma.

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    1. Sì, le voleva molto bene.
      Se n’è andata così. Lui non ha mai potuto dirle quanto l’amava…
      Chiedeva spesso a Dio, di farla sognare.
      Ma non avveniva mai.
      Lui pensava fosse un castigo divino.
      Da quando ha perdonato la mamma, per un paio di volte, l’ha pure sognata.
      Dovevi vederlo?
      Sembrava un bambino!
      Emozionato e con le lacrime.
      Grazie❤️

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  6. Il suicida (scrivo a carattere generale), è quello che maggiormente chiede perdono (“vi chiedo perdono, chiedo perdono anche a Dio…..scuastemi..”, incipit di molte lettere di suicidi).
    Ecco che secondo me, il “perdonatore per eccellenza”, e cioè Dio, anzichè condannare il suicida, lo accoglie, capendone tutta la sofferenza, il dramma ed il bisogno di amore. Non come si diceva, in religione, e lo pensava anche il signor Dante, sbagliando: “girone dei suicidi”. No, non è così, non accetterei mai un dio simile. Già io dubito dell’esistenza dell’infermno, figuriamoci se ci finisce questa gente. Ciao 🙂

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    1. Hai scritto una cosa bellissima.
      Penso anch’io che Dio, perdoni le persone che si tolgono la vita. Che siano accolte e comprese.
      Le circostanze, talvolta, sono ingestibili.
      Spesso si teme di non aver altra scelta. Di fallire. Di non riuscire a continuare…
      Grazie.
      Ti auguro una serena notte💫.
      Ciao

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  7. Credo che perdonare sia una capacità, una caratteristica che gli individui hanno in misura diversa (coem altri lati della personalità). C’e’ chi dice “mi sforzo, ma non ci riesco “seppure mi riconcilio, con chi mi ha offeso, mi rimane qualcosa in groppa, è piu’ forte di me…”. Io non serbo rancore per nessuno, ma non so se attribuirmi un merito. Non riesco a menar vanto di una cosa che mi riesce quasi “per natura”. Io ho sempre perdonato. Ma non so se è merito mio o “perché sono fatto cosi'”.
    Ma, a perscindere dal mio caso, e forse perche’ mi riesce di perdonare, capisco che il perdono è una cosa meravigliosa: fa star bene me. Capisco, e ribadisco, che per certi puo’ essere difficilissimo, se non impossibile, perdonare. Ma è una cosa grande. Ciao 🙂

    Marghian

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  8. Sono accadimenti che segnano e difficili da cancellare…
    Il suicidio e’un atto di violenza non solo verso te stesso ma verso tutti quelli che ti hanno amato…
    Capisco tuo padre e spero in una riconciliazione sempre più convinta verso sua madre…povera anima!

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    1. Per la prima volta , quest’anno, lo ha confidato anche ad altre persone.
      Si è come …trasformato…modificato…
      non saprei come dire.
      Anzi, si è rasserenato.
      Sì, esatto.
      Il suo viso è più rilassato. Forse perché il cuore pesa un poco meno…
      Grazie.

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    1. Sì, sicuramente.
      Camminiamo tutti sulla stessa sabbia. Spesso in equilibrio precario. A tratti la stanchezza vuole prendere il sopravvento.
      Siam tutti viandanti, con zaini pieni di medesime emozioni.
      Grazie Giuly❤️

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  9. Quanta saggezza nelle tue parole. Leggerti mi arricchisce, davvero.
    Non dev’essere stato facile per tuo papà, sono veri e propri traumi
    per un bimbo che si trascinano in età adulta. Non sapeva che la sua
    bimba, da adulta, gli avrebbe sciolto il dolore cristallizzato dal tempo.
    Sei un incanto. ❤

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    1. Grazie a te!
      Pensavo fosse impossibile.
      Una lotta con un titano : l’incapacità di perdonare.
      Mi sembrava uno scontro, impossibile da vincere…
      Gli ho solo insegnato a guardarsi dentro.
      A rammendare quella ferita.
      Doveva solo trovare il filo giusto.
      Quello robusto.
      Dio, in questo, ci ha aiutato molto.
      Buonanotte💫❤️

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      1. Guardarsi dentro: è molto doloroso e fa paura. Tu sei riuscita in un’impresa davvero non facile e, se ci sei riuscita, è perché lo hai sperimentato tu stessa. Con la tua sensibilità ed empatia hai toccato le corde giuste, supportata di certo da chi sa tutto dei nostri cuori e da ciò che contengono.
        Buona giornata a te! ❤ 🙂

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