Frammenti di emozioni

Ore 19.30.

Suona il cellulare.

” Dina, sono Silvano, il portinaio. C’è un’emergenza sulla Sala dei cesarei”.

Indosso le scarpe da ginnastica, prendo la borsa al volo, infilo dentro il telefonino, saluto con un ” Ciaooooooooo, vado a fare un cesareo. Mettete su le patatine fritte e lavate le fragole, mi raccomando. Le costate sono in frigoooooo”.

In auto accendo la radio. Canto.

Il tempo, mi ha fatto un regalo enorme. Ha distrutto l’ansia delle chiamate. Certo. Pigio il piede sull’acceleratore . Ma non più come facevo i primi anni. A tutta manetta.

No. Sono consapevole che le ostetriche son state addestrate per iniziare a strumentare. Che le infermiere dell’ostetricia, sono in grado di aiutare l’anestesista nelle prime manovre e nella preparazione dei farmaci.

E poi, ci sono ancora i miei colleghi del turno pomeridiano, che devono smontare.

Arrivo in Ospedale.

Timbro e salgo le scale come il miglior atleta di salto ad ostacoli.

Nello spogliatoio, come un razzo, indosso la casacca e i pantaloni verdi. Acchiappo al volo la cuffietta( ho preparato in tasca, quella verde coi cuoricini rossi). La lego dietro la nuca e v’infilo dentro i capelli. Velocemente. Con entrambe le mani.

La paziente è sul lettino operatorio.

Individuo subito il primario anestesista. Il Dr. Alberto. Il migliore. Lui è una sicurezza. Ha già il tubo endotracheale in mano. Sta chiedendo al mio collega Cristiano, se i farmaci son pronti.

Gabri strumenta. C’è la ginecologa, quella giovane ed il collega più anziano. Percepisco ansia.

Parecchia.

Come note stonate …

Vedo che la paziente non ha ancora legato le gambe al letto. Le fermo con l’apposita cinghia. Vuoto il disinfettante nella ciotola, sul carrello.

Verifico e provvedo a mettere la placca per l’elettrobisturi sulla coscia della signora, chiedendo ad alta voce se ha mai fatto interventi di tipo ortopedico ( non va assolutamente messa in presenza di corpi metallici).

Raccolgo il materiale buttato in terra, nel cestino. Sistemo le scialitiche.

Iniziano ad incidere.

La paziente, M., ha parecchie secrezioni che rendono difficoltosa l’intubazione. Dicono che il battito del neonato, non va bene. In pochi secondi, ha avuto un significativo rallentamento.

Vien messo il tubo. Insuffliamo aria. Ma il ventilatore va in allarme… Non satura ( non sale livello ossigenazione).

L’anestesista ausculta. Non va bene.

Il cesareo, nel frattempo è iniziato. Non c’è tempo da perdere.

Scuffio. Prendo un tubo leggermente più piccolo. Metto il mandrino. Il Dr. Alberto, dice” Calma, ce la facciamo. Piano piano. Riproviamo”.

Mi indica dove premere con le dita, per facilitare la visione delle corde vocali. ” Brava Dina. Sì…così. Dai. Sfila il mandrino. Ecco. Così. “.

Cuffia ancora, tramite una siringa con l’aria.

Controlliamo i valori. Ausculta. Muove il fondendo sul petto.

” Va bene. Ottimo lavoro. ” Mi batte la mano gigantesca sulla spalla.

Ma dall’altra parte del telo, le cose non vanno come devono.

Osservo.

Essendo il terzo cesareo, i tessuti son duri. Tenaci. Oppongono resistenza. La ginecologa urla di darle delle altre forbici. Apro un secondo cesto.

Nel frattempo c’è il cambio d’equipe. Dopo esserci scambiati le consegne più importanti( allergie, digiuno, etc.), Roberta subentra a Gabri.

I ginecologi sudano. C’è saturazione di preoccupazione. Guardo l’orologio. Non va bene.

Urlano” Chiamate subito Carlo. Daiiiiiiiii. Non c’è un minuto da perdere”.

Esce l’ostetrica. Correndo.

Io e Roberta ci guardiamo. Ci capiamo al volo.

Ma che diavolo!

Aprite quella maledetta fascia muscolare.

Arriva in borghese, l’altro ginecologo, che era nel suo ambulatorio privato, al piano terra.

Si mette la maschera ed il camice sterile, copre i jeans e la camicia.

È giovane. Ma lui ha la stoffa. Sì. In breve tempo ha imparato benissimo. È sicuro. Tiene a bada l’ansia e sa mascherare la preoccupazione. Si muove con dimestichezza.

Prende le forbici. Deciso. Taglia. Con fatica. Ma riesce. Arriviamo a vedere l’utero. Scolla velocemente la vescica con un tampone .

Bisturi.

V’infila le dita e apre la breccia. Con tutta la forza che ha.

Fa capolino la testa.

La prende.

Scivola.

Roby gli passa una garza grande. C’è liquido amniotico che cola ovunque. In terra, sui calzari…

L’altro ginecologo prova ad aiutarlo.

Spinge sull’addome.

Dai!

Dai!

Ecco. Un pianto acuto, spazza via la tachicardia.

Aspirano subito il neonato. Si muove. Sta bene. Mentre recidono il cordone, fa uno spruzzo di pipì verso l’alto. Che meraviglia.

Come fosse acqua benedetta.

Estraggono la placenta con le apposite pinze e si fermano un attimo.

Il pianto del neonato, regala sollievo.

Ci lasciamo accarezzare da questa sensazione di beatitudine. Ringrazio Dio.

Carlo si guarda le scarpe. Intrise di tutto. Sangue. Liquido. Le calze pure.

La dottoressa lo ringrazia e gli dice che gli pagherà un paio di scarpe nuove.

” Te lo prometto. È il minimo. Grazie ancora”.

Ci saluta ed esce dalla Sala Operatoria.

Se non ci fosse stato il primario anestesista…se non ci fosse stato il Dr. Carlo, presente in Ospedale…

Eventi come questi, rafforzano la consapevolezza che il nostro è un lavoro molto, molto particolare.

Capacità. Esperienza. Tenacia.

Possono, talvolta, non essere però sufficienti. C’è sempre quella virgola, che potrebbe cambiare il senso del discorso…

Una piccola, insignificante virgola e tutto potrebbe evolvere al peggio.

Ma quanti capirebbero?

Spesso mettiamo in campo, tutto.

Ci spogliamo di noi. Esiste solo la persona su quel letto.

Nessuno racconta che non ci sono più persone disponibili a lavorare in Sala Operatoria.

Ed io capisco. Se non hai una motivazione valida, una passione sfrenata, che nonostante il passare degli anni, non ti arresta o per lo meno non ti fa ancora barcollare, è dura.

Esco.

Stanca.

Si è fatto buio. Ma la temperatura è perfetta.

Ho una gran fame. Son già le h.22.30. Cavolo!

Ma nonostante tutto, riesco ancora a notare , quando rientro a casa in auto, quello spicchio stupendo di luna, che mi accompagna.

Il silenzio della sera.

La bellezza di assistere ad un ‘altra nascita.

Faccio il segno di croce e ringrazio Dio.

Nuovi frammenti di emozioni, splendono nel mio cuore.

104 pensieri riguardo “Frammenti di emozioni

  1. Ciao. Argomento delicato come la tua sensibilità. All’inizio sono stata attenta al racconto e mi ha colpito il gergo medico. Poi mi sono sciolta in un pianto liberatorio e ho ripensato ai miei due cesarei. Emozioni belle e brutte. Là dentro, in sala operatoria c’è un mondo e ogni volta è un miracolo quando nasce un bambino. E i miracoli in sala parto sono fatti da persone come voi. Grazie.

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  2. Più che vera🤣🤣🤣
    Avvicinati. Sì…piano piano. Porgi l’orecchio. Ti devo sussurrare una cosa. Sì. Ecco così.
    “ Ho mille e più mille difetti”. Ssttt☺️.
    Che non si sappia in giro 🤫

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  3. Le persone che hanno questa anima così bella e fanno un lavoro che li vede a contatto con sofferenza, dolore o maternità debbono indubbiamente avere una solidità interiore che li fa andare avanti giorno dopo giorno… sei incredibile eppure vera!

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    1. ☺️❤️
      Grazie di queste parole.
      È un po’ come vivo io, questi eventi.
      Con il grande dono di Dio: ogni volta, sempre bello. Come fosse sempre la prima. Stesso entusiasmo e trepidazione. Prego che continui ad esser così ancora per tanti, tanti anni.
      Un abbraccio che scaldi il tuo grande cuore
      😘

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  4. ..e non sempre il pianto liberatorio del neonato arriva subito, e allora inizia un altro dramma dove il tempo non è più tempo ma istanti lunghissimi e armeggi e ventili e massaggi e ti senti tutt’attorno l’intera sala in apprensione, un tifo muto. Fino a quel pianto benedetto che libera urla di giubilo ed abbracci. Anche questa volta è andata bene 🙂
    ml

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  5. Credo che il tuo cuore ha talmente tanti frammenti che nella notte illuminerebbe le strade più buie. Quelle della vita di chi ti incontra sicuramente lo sono.
    Ce ne vorrebbero come te, perone pronte che amano il lavoro che fanno, che non si risparmiano, che hanno voglia di imparare.
    Io ho trovato due anestesisti e ferristi che non potrò mai dimenticare per la dolcezza, amabilità e professionalità.

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    1. Sei un tesoro!
      I tuoi commenti, son sempre intrisi di carica positiva.
      Di energia che mi spinge su…verso il Cielo.
      Ti son grata per la tua testimonianza.
      Mi piace constatare che spesso, la nostra categoria, svolge un buon lavoro.
      In silenzio.
      Ma con l’urlo della passione.
      Ti stringo a me.
      Buonanotte, mia cara❤️.

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    1. Bellissimo commento!
      Grazie Francesco.
      Cerco di ripercorrere ad occhi chiusi, ciò che succede.
      M’impegno a far passare il concetto di quanto il nostro lavoro, sia impegnativo e denso d’insidie.
      Si legge fin troppo spesso, di malasanità.
      Mai nessuno, o pochissimi, parlano di eventi straordinari che hanno salvato vite o hanno donato emozioni.
      Ed è un vero peccato.
      Grazie ancora!

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