Pesi

Arriva la domenica di Pasqua.

La sera.

Un messaggio sul gruppo della Sala Operatoria: Si è suicidata la figlia del Dr.C.

L’ha trovata lui, rientrato a casa. Si è impiccata.

Un dolore al petto.

Forte. Non è possibile!

Mi manca quasi il respiro.

Anna.

Laureata due settimane fa, in medicina.

Veniva da noi, a fare tirocinio. Lavorava al nostro fianco. Sempre gentile. Sorridente.

Umile.

” Grazie” . ” Scusa. ” . ” Prego”. ” Ciao”. Frasi mai scontate nel nostro lavoro.

Purtroppo.

L’arroganza, spesso, vince sull’intelligenza. Ma lei, era una di quelle rare persone…

” Scusa Dina se sono un po’ pigra a chiudere. Sto maledetti nodi…”

” Non preoccuparti, Anna”.

E poi, quando lavorava con suo padre. Capitava che le passassi un ferro, nella mano, prima che lui glielo chiedesse, e lei, mi lanciava un’occhiata di gratitudine.

Raccontava dei suoi viaggi. Con tono basso e dolce.

Sinceramente, devo ammettere, che con suo papà, non ho mai avuto un bel rapporto. Si spazientisce spesso. Inizia a battere ritmicamante il piede, in segno di nervosismo, quando deve attendere pochi istanti che gli si apra un filo o un altro dispositivo medico.

Coi pazienti non sempre è gentile.

Se un infermiere è poco esperto, alza il tono della voce. Peggiorando la situazione.

Abbiamo avuto uno scontro verbale, su un episodio, nel quale lui , pur avendo torto, non mi ha mai chiesto scusa. Allora operavamo gli obesi. Persone che pesavano più di centocinquanta chili. Immaginate voi, aprire addomi così enormi!

Non avete idea.

Sono interventi stressanti. Sotto il profilo fisico e psicologico.

Ad un certo punto, non torna il conteggio delle garze. Che svolgiamo ad intervalli. Ne utilizziamo di varie misure. Quella che mi mancava, era di 10 x 10 centimetri.

Tutti i miei colleghi a controllare. Nel frattempo gli dico di fermarsi. La garza non si trova. Anche l’anestesista, verifica nei cesti. In terra. Ovunque.

Non vi dico! Lui s’incazza. Con me. ” Ma ne è proprio sicura?”.

” Certo!”.

” Le ha contate bene? “. ” Sì “, rispondo.

Ed inizia, a controllare in cavità. Sudo. Che cavolo? Ma dove è finita?

Non trova niente.

Mi dice che inizia a suturare. Dopo che lo sollecito a ricontrollare, lui, sbuffando, prende il port’aghi e prosegue imperterrito.

Dico di chiamare il primario e la caposala. Subito! Nel frattempo avverto i colleghi di telefonare in radiologia per salire in Sala a fare un controllo radiologico.

Il Medico inizia a dire parolacce. Sempre più nero. Anche verso la collega che controlla ancora tutte le garze.

Io sono in uno stato di tensione tale, che m’impedisce di parlare. Sto quasi per piangere( ero rientrata da poco dalla seconda gravidanza).

Arriva il tecnico Rx ed il primario chirurgo. Scattano i raggi. Guardiamo tutti il monitor. Si vede niente. Mio Dio!

Ma il primario, guarda ancora. Si riavvicina . Nota un filo sottile, accartocciato, sotto il fegato. Dice” Passatemi il camice ed un paio di guanti”.

Silenzio.

Esplora l’addome enorme. Si perde dentro con metà braccio.

Guardo l’orologio…

Penso a Gesù.

Cinque…sei…sette minuti.

Mi guarda. Esce col braccio. Tra le dita ha la garza.

Le mie gambe son molli. Gli salterei al collo.

Ricaccio indietro le lacrime. Guai a farmi vedere piangere.

Son distrutta. Mi leverei il camice e scapperei via. Lontano…

Il primario se ne va.

Il Dr.C. , non dice nulla. La mia collega invece si arrabbia tanto per il suo comportamento.

Terminiamo l’intervento.

Da quel giorno, la ferita che mi ha impresso, ha trascinato via con se, la mia stima , verso lui.

Ma dopo quel messaggio, ho annientato di colpo, il mio rancore.

Ho pensato a lui. Come genitore.

Un dramma .

Una mia collega, vistosi la delicata situazione, gli ha mandato un messaggio, chiedendogli se potessimo andare a far visita ad Anna.

La sua risposta è stata ” Avete voluto bene a Anna. La porta è aperta”.

Siamo andati.

Noi della Sala Operatoria ed alcuni del reparto.

Siam entrati in casa. Ci ha accolto la moglie. Con una stretta di mano. Forte.

Sopra la bara di legno, chiusa, c’era un bellissima foto di Anna.

Sorridente. Felice.

Tutti in silenzio.

In questa sala, dove c’erano meravigliose ortensie bianche , noi in cerchio, attorno a lei.

Arriva il medico.

È commosso nel vedere tutti noi.

Tra un singhiozzo e l’altro sussurra” La mia Anna sarà contenta di vedervi. Ed io… io non potrò mai ringraziarvi abbastanza del magnifico regalo che mi state facendo”.

Le sue parole, balzano in terra come palla pesante, sul delicato parquet.

Il frastuono, arriva dritto tra il mio cuore. Ed io, piango.

Passa ad abbracciare tutti. Uno per uno.

Arriva davanti a me.

Ci abbracciamo. Forte.

Piangiamo. Dentro le nostre braccia , c’è tutto.

Chiede se possiamo pregare.

Diciamo dieci Ave Maria. Io non riesco quasi a spiaccicare mezza parola.

L’emozione mi attanaglia.

È distrutto. Ha le spalle curvate su se stesse.

Nessun genitore dovrebbe mai sopravvivere ai propri figli.

Ma lui…

Lui, ha trovato la sua Anna.

Non oso nemmeno immaginare quale dolore stia lacerando la sua anima.

Ci lasciamo con un altro abbraccio.

Gli dico” Pregherò per lei e per Anna”.

Ci ha detto che riprenderà presto a lavorare.

Che un giorno, lui e la moglie, ritroveranno in Cielo, Anna.

Le mie preghiere , in questi giorni saranno per lui. Perché le sue domande senza risposta, non lo lascino cadere. Perché abbia conforto. Perché la speranza, possa essere più forte, un giorno, del distacco.

Dio, aiutalo tu.

102 pensieri riguardo “Pesi

  1. quello che è veramente toccante in questa tragedia è la riconciliazione tra voi davanti alla bara di Anna, il calore con cui avete scaldato quest’uomo improvvisamente nudo davanti a voi.
    Pietà per tutti
    ml

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    1. Sei andato oltre…
      Infatti, il mio cuore, ripensa costantemente a quel momento.
      Noi tutti, a fare come da scudo, per proteggerlo, quasi a voler impedire che il dolore lo lacerasse ulteriormente.
      Tutti uniti.
      Tutti insieme.
      Grazie.

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  2. Ciao. La tragica fine della vita. Inutile, deve esistere la vita dopo. Solo questa, da senso a tutto. Alla fatica, alla sofferenza, alla morte, al come si muore.
    Ciao “ghiandaia”. Sai perche’ mi chiamo Marghian? Mori’ di incidente una ragazza, Margherita. Neppure la conoscevo, viveva in una casa- fattoria a soli cinque chilometri dal mio paese, vidi la sua foto sul giornale. Dopo, e solo dopo, seppi che sua sorella mi serviva tutti i giorni il caffe’ al bar. Mancava piu’ di un mese, e quando seppi che Paola era sorella di Marghe, capii (“ecco perche’…”). Accadde nel 2002, e nel 2008 scelsi “marghian”, per lei, per Marghe. E pensai, come penso ora, chiaramente non solo per lei: “se il dopo per te, e’ il solo nostro ricordo, e’ ben poca cosa………..no, ci deve essere altro per chi muore- comunque muoia-, “l’anima”, “il paradiso”, “un’altra vita”, chiamiamolo come vogliamo…”. Cosi’, anche per…Anna vero? Ciao 🙂

    Marghian

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    1. Ah…ecco il perché di Marghian.
      Anch’io penso, anzi, son convinta, della vita oltre la morte.
      Certo!
      Assolutamente.
      Grazie del tuo commento e della tua testimonianza.
      Ciao.

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      1. Si, mi chiamo marghian per quella ragazza. Mi è rimasta nel cuore.
        Ho due blog, uno per la musica, le foto e i saluti. L’altro beh, un po’ più impegnativo. Ma mi dà soddisfazione.
        marghemarg.wordpress.com
        Ciao 🙂

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  3. Un figlio non deve mai perdere i propri genitori.
    I genitori non devono mai perdere i propri figli.
    La differenza l’ha fatta Anna togliendosi la vita ha perduto tutto e ha fatto perdere tutto a loro.
    Ti abbraccio!

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    1. Hai usato bellissime parole.
      Niente di più vero.
      Ma hanno perso entrambi.
      Peccato. Nessuno restituirà loro, la possibilità di chiarire. Di sapere. Di esser di conforto, l’un l’altro…
      Grazie😘

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  4. Che esperienza terribile!
    Una giovane vita che va via in questo modo, un padre e una madre a cui viene tolto un pezzo di cuore, se non tutto, e non con un taglio chirurgico, programmato, ma con un coltello che lacera senza pietà. Mio marito fece un’intervento del genere (è nell’Arma), una figlia suicida….mi ha raccontato la disperazione del padre, colonnello, che l’ha trovata e in che condizioni. Mio marito è uno tosto, ma davanti ad alcune situazioni non puoi restare indifferente, l’anima trema.
    Che Dio davvero aiuti chiunque si trovi in queste difficoltà.
    Ti abbraccio Dina.

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    1. Sì, penso sia un’esperienza che resti sempre lì, in un angolo dei nostri ricordi.
      In questo caso, una ferita sempre aperta.
      E quante persone vivono una simile sofferenza!
      Nemmeno lo immaginiamo.
      Grazie Paola.
      Sempre delicata e presente❤️

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  5. Sei entrata con delicatezza ed in punta di piedi nel dolore di un uomo che, di fronte ad una tragedia così inspiegabile, ha perso corazza e forza. E gliela hai restituita, quella che fortifica ma rende migliori, dando un senso ad un gesto che di sensi non ne ha, se non nella testa di chi l’ha compiuto. Un abbraccio a quell’uomo, al tuo meraviglioso modo di essere ed una preghiera per Anna affinché trovi, finalmente, pace ❤️

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    1. Sfiderei chiunque.
      Non riesco. Non posso far sì che il mio orgoglio, mi tenga da parte.
      Io voglio manifestare la mia compassione.
      Se fossi al suo posto, lo desidererei tanto.
      E poi? Come affermare la mia fede, se poi, in tali momenti, non riuscirei a perdonare?
      Sarei un ipocrita.
      Grazie delle tue bellissime parole❤️.
      Ma, a proposito.
      Ho letto che ti fermi per un po’. Non ho messo il like. Non mi piace neanche un po’.
      Va tutto bene?( Se vuoi rispondermi, altrimenti non fa nulla).
      😘

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        1. Dio mio!
          Che felicità vedere che ci sei!
          Non sai quanto.
          Non puoi immaginare…
          Sei sempre stata nelle mie preghiere. SEMPRE!
          Salterei fino al Cielo.
          Correrei lì ad abbracciarti forte.
          Ti stringerei.
          Senza nulla da dire.
          Le mie braccia, ti avvolgerebbero così bene, così serrate, che sentiresti tutte le parole del mio cuore.
          Spero che qualunque cosa tu stia passando, non ti laceri troppo.
          Io sono a disposizione per qualunque cosa.
          La mia email la conosci.
          Ti voglio bene.
          Ci sono.
          ❤️

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          1. Dina sei straordinaria, le tue parole, dalle quali traspare il tuo immenso bene, mi commuovono sempre. Spero che la tua cara mamma stia meglio❤️
            Ti abbraccio anche io, con tutto il cuore… grazie ❤️

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    1. Nessuno ne ha idea, cara Rebecca.
      Il motivo, se ne è andato via con lei…
      Era anche fidanzata. Facevi viaggi. Si era appena laureata.
      Ma chissà dentro come era in subbuglio.
      Terribile.

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    1. Sì. Avrà ritenuto che non c’erano più vie d’uscita.
      In effetti c’è stato un periodo nel quale era ingrassata tantissimo, in breve tempo. Noi, in Sala, con dispiacere, lo avevamo notato.
      Ma nessuno aveva troppa confidenza.
      Lei era sorridente. Questo il mio bel ricordo di Anna.

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          1. credo che sia solo questo il problema, con le dovute eccezioni. Il genero di mio marito, stimato professionista, padre amorevole ed amato, quattro anni fa si e’ suicidato all’improvviso e senza alcun segno premonitore. Siamo rimasti sconvolti ed attoniti.

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          2. anche io ho lavorato diversi anni in neuropsichiatria (ho il diploma di encefalografista), ho fatto il tirocinio in ospedale e ne ho visto di tutti i colori, ho lavorato anche presso lo studio privato di un’amica neuropsichiatra e la’ ho visto il resto. La psiche umana e’ uno sconosciuto pozzo senza fondo ancor oggi.

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          3. Penso di sì.
            La persona, spesso non è depressa. Ma insoddisfatta della vita. Si sente vuota. Anche l’anima non ha più peso.
            La vita non è più percepita come un dono, ma come una dimensione senza senso.
            E l’unico modo per liberarsi, è porre fine. Non s’intravede più la possibilità di un miglioramento.

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  6. molto, molto difficile commentare in modo equilibrato……. penso al tormento interiore di chi ha compiuto un gesto tanto atroce, al dolore di chi resta, al vuoto, al rimorso…… è tutto così definitivo e pesante da sopportare e da comprendere…….. ti abbraccio Dina

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    1. Io penso che sopravvivere ad un figlio sia già contro natura.
      Se poi, succede un evento così traumatico, un genitore , deve lacerarsi nell’anima.
      Perché sicuramente, uno si pone mille e più mille domande. Col rimorso di non aver capito…di non aver intuito…
      Ricambio l’abbraccio❤️

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  7. Non voglio mettere mi piace, è terribile… è terribile quando si arriva a compiere gesti simili, quando la sofferenza é tale che la persona, fragile o meno fragile che sia, non riesce a sopportarlo… non lo merita nessuno…

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          1. Sai Dina, nel film “L’ultimo Samurai” con Tom Cruise, c’è la scena finale con lui inchinato di fronte all’Imperatore del Giappone a cui viene chiesto da quest’ultimo di parlargli del suo “rivale” morto in battaglia con tristezza:

            – “…ditemi com’è morto…”
            – “Io invece vi dirò com’è vissuto.”

            Questo vorrei per Anna, non che sia ricordata per come sia morta ma per come ha vissuto. E per quel poco che ha vissuto ha donato a voi che l’avete conosciuta quei sorrisi che faranno andare avanti.

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          2. Questo deve rimanere di lei, ovvero la persona speciale che era 🙂 E sono sicuro che d’ora in poi tutto ciò che avevate apprezzato di lei continuerà a vivere e a rimanere con voi ogni volta che entrerete in sala operatoria.

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  8. Spero che mi perdonerai se vado parecchio controcorrente, ma nei confronti dei padri che dopo sono tanto addolorati, di compassione non riesco proprio a provarne. Fabbricano l’inferno ai figli con le proprie mani, e quando la sofferenza dei figli supera la loro capacità di sopportarla, sarebbero loro da compatire?

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        1. Hai vissuto in casa loro? Sai la situazione precisa ed esatta fino al minuto? No.

          Potresti anche aver vissuto un’esperienza simile (spero vivamente di no) ma non credo che sei una parente, quindi sì ribadisco ciò che ho detto!

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    1. Ognuno è libero di esporre le proprie idee.
      Ci mancherebbe!
      Ma sai, non posso sapere perché Anna , abbia fatto questo.
      Ma come mamma e soprattutto come cristiana, non posso evitare di compatirlo.
      Sì, non riesco a non provare dolore. Mi è impossibile.

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