Sono Francesca, moglie di Falcone

Son quasi le ore diciassette.

Sono piuttosto stanca, siamo atterrati da poco e Giovanni, con passo spedito, mi prende a braccetto e mi sorride. Mi bacia sulla guancia e mi dice felice che presto saremo a casa. A Palermo.

È sempre il solito. Gentile e disponibile. Dice a Giuseppe ( l’autista), che può rilassarsi. Oggi guida lui. Salutiamo tutti gli altri uomini della scorta. Sulla croma marrone, salgono Vito, Antonio e Rocco. Ci precederanno lungo il viaggio. Dietro noi, su un’altra auto, altri tre.

A noi, sinceramente, sembra un po’ eccessivo. Ma alcuni anni fa, nella nostra casa, al mare, hanno trovato dell’esplosivo.

Da lì, la decisione di avere vicino a noi queste persone straordinarie. 

Abbraccio forte Vito, e gli chiedo come sta il figlioletto di quattro mesi. Gli occhi che brillano, rispondono prima che apra bocca. Vi leggo tutto l’orgoglio di esser padre. Mi risponde che non vede l’ora di coccolarlo. Mi ringrazia tanto. E si mette alla guida. Lo adoro. È un promettente atleta. Specialista dei 400 metri. Ama le moto. Adora le sfide.

Poi, io e Giovanni salutiamo Antonio. È il capo della scorta. Trent’anni. Sempre gentile e disponibile. Gli chiedo se ha terminato di pagare il mutuo della casa. Ci siamo quasi, mi risponde entusiasta. Gli chiedo della famiglia. Beh, sa, con tre figli ho un bel daffare. Mi dice ridendo. Ma loro sono la mia vita.

Alcune settimane prima, mi ha confidato, che non ha paura per se, no, assolutamente. L’unica cosa che lo turba, la sera, prima di prender sonno, è che se dovesse succedergli qualcosa, loro resterebbero orfani di papà.

Ma non molla. Lui, rappresentante della giustizia, vuole continuare a camminare a testa alta.

Si siede accanto a Vito.

Infine, una stretta di mano a Rocco. Anche lui, sempre garbato. Sguardo duro che s’intenerisce subito. Sale dietro gli altri due. Terminiamo di salutare gli altri, si sta facendo tardi.

Partiamo.

Spesso, io e Giovanni , discutiamo delle sentenze. Parliamo dell’ambiente dei tribunali. Dell’aria che si respira. Sono orgogliosa di lui. Lo amo tanto.

Condividiamo anche la passione per la magistratura. Ogni tanto mi prende in giro, sono donna e magistrato, ed allora mi dice che se diventassi presidente della Repubblica, farei rigare dritti tutti quanti…..

Che sciocco! Ho persin rinunciato ad avere figli. Perché la legge è la mia via. Tutto il tempo, lo dedico a capire, a mettere in atto, tutte le mie conoscenze, per debellare le ingiustizie. Tanto, riesco ad occuparmi ugualmente di minori, tramite l’insegnamento della legislatura del minore e svolgendo il mio ruolo di sostituto procuratore del Tribunale per i minorenni.

Mentre parliamo, noto, che parallela a noi, viaggia un’auto. Su una strada esterna a questa.

Giovanni, ad un certo punto, mi dice che pensa di essersi dimenticato le chiavi di casa. Apre il cruscotto per verificare se nel mazzo ci sono.

Rallenta.

Sento uno scoppio che mi rimbalza nelle orecchie. Vedo l’auto davanti a noi, alzarsi dal manto stradale e compiere un salto gigantesco.

Guardo Giovanni.

La nostra auto sembra impazzita. Velocissima, sospinta dai detriti, sembra un treno che sta deragliando. Stringo forte le mani. Penso a Dio.

Sono le h. 17.58. L’orologio al polso, si ferma. Ma non il mio cuore. 

Sono imprigionata. Non capisco bene cosa stia succedendo. Sento voci che mi chiamano. Mi sembra di essere in un limbo. Avverto un forte dolore alla testa. Sembra che una morsa, fatta di vetri, mi stringa il collo.

Sento colare un liquido caldo che appiccica le mie palpebre. Ho i timpani che sembrano passati sotto una pressa.

Sento che mi caricano su qualcosa. E poi, le sirene.

Sono sdraiata. La testa sembra volersi staccare. Se potessi, la toglierei dal mio corpo. Il dolore è insopportabile!

Penso di essere in Ospedale.

Sento la voce di Giovanni che mi sussurra: non preoccuparti. Ti aspetto.

Qui, vivremo liberi. Insieme. Per sempre.

Mi lascio andare………

Mi auguro, che negli anni a venire, le nuove generazioni, si ricordino, che l’onore per noi e per i nostri amici della scorta,  aveva un profondo significato.

Quello che ti fa andare avanti, con orgoglio. Che vince la paura. Che ti fa guardare allo specchio, consapevole che la propria coscienza, non può essere calpestata da nessuno.

E che anche la morte, non le impedirà di parlare, in mezzo a tanti silenzi.

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30 pensieri riguardo “Sono Francesca, moglie di Falcone

  1. Mi ricordo perfettamente il lutto vissuto in quel giorno; quel lutto che ho sentito per tanti giorni al quale non riuscivo a darmi pace. Poi a distanza di mesi, mentre passeggiavo con mio figlio, un piccolo esploratore di soli due anni, ho sentito l’attentato a Borsellino. Il dolore, lo sgomento è stato tremendo! Assoluto, inspiegabile era quell’atrocità, quelle atrocità nel giro di pochi mesi.
    Qualcuno stava cercando di eliminare la parola “Libertà”, la parola “diritto” nel futuro delle giovani e meravigliose vite.
    Ma quelle mani feroci, non avevano messo nei loro piani che, come racconti mirabilmente, la parola “Onore” non potrà mai essere distrutta!
    Quel giorno era anche il giorno del mio compleanno, e da allora non dimentico di rinnovare il miracolo della nascita con la testimonianza di questi grandi uomini, delle loro compagne di vita, degli uomini della scorta che spesso qualcuno dimentica.
    Il tuo scritto è a dir poco emozionante e rende onore al grande coraggio che ha animato questi compagni di vita
    Grazie
    Adriana

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