Opera in vetrina

Il 7 dicembre, al Teatro alla Scala, si è tenuta la Prima di Madame Butterfly. Con un incasso di 1.950.000 euro.
Alla Prima, hanno reso omaggio 2 milioni di telespettatori ( in diretta su Rai1) e i 14 minuti di applausi del pubblico presente a Teatro.

Milano, ha reso onore al grande Giacomo Puccini, rappresentando alcune scene teatrali, che facevano da quadro, alle vetrine della Rinascente. Che non ho potuto evitare di fotografare

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La luminosità del mantello, si propaga anche sotto la galleria. Dove bambini ed adulti camminano spinti dalla folla, col naso all’insù.  Tutti uniti da un’unica emozione: la meraviglia.

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Mi ha entusiasmato la storia di Puccini, durante le lezioni di musica , alle Medie,  per un fattore personale, più che musicale. Perché mi aveva incuriosito il racconto sulla sua vita.

Se non fosse stato per un suo insegnante, che intuì il suo grande potenziale, oggi non ascolteremmo le sue grandi composizioni.
Suo papà, morì che Giacomo aveva cinque anni. In seguito, la famiglia, si trovò in condizioni di ristrettezze economiche. Il giovane musicista fu mandato a studiare presso lo zio materno, che lo considerava un allievo non particolarmente dotato e soprattutto poco disciplinato (un «falento», come giunse a definirlo, ossia un fannullone senza talento).

Giacomo si iscrisse poi all’Istituto Musicale di Lucca. Ottenne ottimi risultati con un professore, mostrando un talento destinato a pochi. A quattordici anni Giacomo poté già cominciare a contribuire all’economia familiare suonando l’organo in varie chiese di Lucca. A questo periodo risalgono le prime composizioni e i primi guadagni.

Puccini però non amava la vita in città, appassionato com’era di caccia ,pensò quindi di tornare verso la terra natale e, acquistato un immobile sulle colline tra la città di Lucca e la Versilia, ne fece un elegante villino che considerò per qualche tempo luogo ideale per vivere e lavorare. Ma dopo alcuni anni, per volere della moglie,Puccini si trasferì a Torre del Lago (ora Torre del Lago Puccini, frazione di Viareggio), dove amava il mondo rustico e la solitudine. Lo considerava il posto ideale per coltivare la sua passione per la caccia e per gli incontri, anche goliardici, tra artisti.
Per chi, come me ama scrivere, ho adorato il modo nel quale descrive con ricchezza poetica, il suo tanto amato rifugio.
“Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia… abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuriosi e straordinari. Aria maccherona d’estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d’inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi. »
Il maestro amava a tal punto, la sua casa, da non riuscire a distaccarvisi per troppo tempo, e affermare di essere «affetto da torrelaghìte acuta». Un amore che i suoi familiari rispetteranno anche dopo la sua morte, seppellendolo nella cappella della villa. Qui furono composte, almeno in parte, tutte le sue opere di maggior successo, tranne Turandot.
Sono ignorante, in fatto di musica, ma ho iniziato ad apprezzare nuovamente Puccini ,quando alcune scene di Madame Butterfly, sono state introdotte sul grande schermo. Inserita in un contesto più “fluido”, ho riscoperto le sue doti di compositore.

In quest’opera, si narra di Pinkerton (tenore), ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d’avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne di nome Cho Cho-san, (termine giapponese che significa Madama Farfalla ), in inglese Butterfly (soprano). Ripudia la moglie ,dopo un mese , e ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato.
Pinkerton infatti ritorna dopo tre anni, ma non da solo: accompagnato da una giovane donna, da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti. È venuto a prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless (baritono), per portarlo con sé in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Soltanto di fronte all’evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione, la felicità sognata accanto all’uomo amato, è svanita del tutto. Decide quindi di scomparire dalla scena del mondo, in silenzio, senza clamore; dopo aver bendato il figlio, dietro un paravento, nella struggente e drammatica scena finale, Cho Cho-san si colpisce al collo con un coltello, pervenutole in eredità dal padre. Pinkerton si precipita nella stanza e trova Butterfly ormai morta, mentre il bambino, bendato, gioca con una bambola e una bandierina americana, ignaro di tutto.
Puccini ha impiegato tre anni, per comporre Madame Butterfly. Documentandosi sui vari elementi orientali, che ritenne necessari inserirvi.

Al primo debutto alla Scala, ottenne però un fiasco clamoroso. Si narra che fossero stati pagati dei nemici e rivali del Maestro per far colare a picco la rappresentazione.

Le sue parole ad un amico” Non capisco il motivo di tale odio. Questa sarà l’opera, più sentita e suggestiva che io abbia mai scritto”, troveranno conferma , dopo tre mesi, quando L a stessa viene portata al Teatro Grande di Brescia. Finalmente  ottiene il giusto riconoscimento.
Oggi, Milano e la folla che hanno osservato le vetrine, hanno regalato a Puccini  un applauso silenzioso alla sua bravura! E alle emozioni che suscita la sua musica.

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11 pensieri riguardo “Opera in vetrina

          1. Le persone intelligenti, ed io lavoro con parecchi chirurghi, quindi con cognizione di causa, posso affermare che sono le più umili. Non fanno mai sentire le altre persone a disagio, e non si mettono sul piedistallo. Anzi, parlano di tutto con tutti. E sono deliziose.

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