Lettera a Veronesi

Ciao, Umberto!

Quando ero piccola, ed abitavo con i miei genitori a Milano, mia mamma, fu ricoverata all’Istituto dei Tumori.

Aveva quasi venticinque anni, quando le fu diagnosticato un linfoma.

Di allora ho qualche vago ricordo.

Mio papà, faceva il camionista ed insieme a mia mamma erano portinai di un condominio di Via Ciro Menotti n.12 ( quanto lo adoravo!) .

Quando mia mamma si ammalò, mia nonna materna venne dalla campagna, dove abitava, ad accudirmi e dare una mano a mio papà.

Tutte le sere, mi lasciava con nonna e si recava a trovare mia mamma all’Istituto, che tu dirigevi, ed io piangevo, perché , a quei tempi, ai minori di dodici anni era vietato l’ingresso.

Premetto che ero una bambina molto educata ma estremamente vivace.

Una sera, mio papà, si siede davanti a me e dice:”Ascolta, Dina. Ho un’idea. Se fai la brava, e mi ascolti, ti porto a trovare la mamma.

Ho già parlato con le infermiere e mi hanno detto che si può fare!”

Gli saltai al collo e tra urla di gioia e lacrime, corsi in camera . Con l’aiuto di nonna mi  vestii con il miglior abitino , quello della festa, rosa con piccole ciliegie in rilievo, mi  pettinai e, nell’uscire,  ci accorgemmo che per l’ agitazione, non avevo indossato le scarpe….

Infilate anche quelle, salimmo in auto, presi il mio peluche preferito, un orsetto rosso, soffice che portavo sempre con me. Anche la notte, dormiva nel mio lettuccio ( avevo una paura folle del buio).

Lungo il  tragitto, mio papà , mi spiegò la tattica per non farmi scoprire dal portinaio dell’Istituto.

Arrivati a destinazione, mi colpì questo grande ed enorme edificio marrone scuro. Non l’ho mai scordato….

Mi misi accanto  a papà, e m’incollai al suo fianco, attaccata da un filo invisibile ai suoi pantaloni. Quasi fossi la sua ombra laterale. La sua altezza, logicamente copriva la mia bassa statura.

Non una parola, non uno starnuto, ho quasi trattenuto il fiato. Pur di veder la mamma avrei camminato nel fuoco.

Il portinaio, seduto dietro un alto bancone, salutò mio padre e non mi vide.

Arrivati all’ascensore, avevo il cuore che sembrava esplodere per la paura.

Quando entrai da mamma, e lei mi vide, saltai sul suo letto e quasi la stritolai di coccole. Le lacrime scendevano inarrestabili ed io le accarezzai la testa pelata ,senza smettere  di baciarla.

Sulle guance, sugli occhi, sulle mani…..

Un incontro di anime che cantano la stessa musica.

Le lasciai il mio orsetto per tenerle compagnia al mio posto.

Non volevo lasciarla. Fu straziante.Ma dopo molte settimane, mamma , tornò a casa.

Dopo anni, venni a sapere che le avevano detto che non ce l’avrebbe fatta, ma oggi lei è ancora qui.

Ha trascorso anni di terapie, di visite mediche, di controlli.

Abbiamo attraversato momenti di sconforto, di paura, di sconfitte. Ma lei, ha sempre combattuto con tenacia, ottimismo ed una fede che è stata la sua grande alleata.

Nei suoi racconti, ho imparato a conoscerti  ed amarti , perché tutti i giorni passavi  a salutarla , quando facevi il giro delle visite, nel reparto oncologico.

Il nome del Dottor Veronesi, per anni , ha accompagnato non solo i nostri discorsi, ma anche i nostri ricordi.

Hai sempre incoraggiato mia mamma, senza far mai mancare il tuo sorriso ed il tuo sostegno.

Grazie, caro Umberto, per aver incrociato il nostro cammino ed aver  viaggiato, per un po’ di tempo,  vicino a noi….

Ti abbraccio forte.

Dina

Grazie per il tuo prezioso tempo!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...