Ad un’infermiere speciale

In questi giorni di novembre, non posso che pensare a chi non c’è più.

Ma c’è un ricordo particolare, cui attingo energia per il mio lavoro. Si tratta di un mio collega che è partito tre anni fa, per un viaggio senza ritorno.

Maury era una persona intelligente,  estroversa, sempre positiva, amava viaggiare in moto, amante dello sport e di una vita sana e all’aria aperta, sempre indaffarato a scambiare/ comprare varie cose.

Era un bravo papà per le sue due figlie.

Era infermiere gessista e mio collega di Sala Operatoria quando strumentavo nella specialità di ortopedia. Alla  fine dell’intervento, il suo ruolo era quella di fare fasciature, gessi, medicazioni particolari.

Era amato da tutti i suoi pazienti, grandi e piccini.

Aveva avuto un’idea, a mio avviso, veramente fantastica, quando aveva deciso di fare un angolo, in Sala Gessi, dedicato ai bambini.

A noi colleghe, dopo aver  condiviso il suo progetto, aveva chiesto se potevamo fargli avere dei piccoli giochi, di qualunque genere, anche peluche ( però rigorosamente ben lavati), per distrarre i bambini, quando doveva far loro un gesso.

Ma soprattutto sarebbero serviti per distrarli, durante il rumore della sega quando avrebbe dovuto togliere il gesso.

Ora, io non so quanti di voi, hanno mai dovuto, in seguito ad una frattura, farsi togliere un apparecchio gessato. Beh, quando ti vedi quella sega e senti il rumore,  anche se ti spiegano e ti fanno vedere che non provoca danni alla cute, un po’ di paura ti assale.

Ma con il suo metodo, i bambini hanno avuto meno timore! Ed i piccoli oggetti, che dovevano solo rendere meno traumatizzante quell’episodio, pian piano sono stati loro regalati.

Ad ogni domanda:” Dai, posso tenerlo?”, Maury non ha mai saputo rispondere di no.

E noi, via, a cercare a casa o presso parenti altri giochi. E quando si è diffusa la notizia, molte persone ci hanno regalato altri piccoli giocattoli.

Poi aveva una delicatezza…..

Quando una donna doveva scoprirsi il torace, per le  medicazioni, lui prontamente cercava di coprirle il seno con un telino di cotone e chiamava sempre una di noi, per far sentire meno imbarazzo alla paziente.

Se penso a come ci ha lasciato……..

Una mattina, una mia collega, si reca al “punto caffè “, e vede che ci sono una decina di bicchierini fumanti, già pronti.

Sapendo com’era Maury, generoso ed ironico, lo ringrazia e gli chiede come mai ne aveva preparato così tanti.

Ma lui, è rimasto sbalordito ed ha risposto che non aveva la più pallida idea, di chi avesse preparato tutti quei caffè.

Abbiamo indagato, ma il mistero non si è risolto.

Il giorno seguente, ci riferiscono che Maury, non riconosce più quali erano le chiavi del bagno, raggruppate nel mazzo con le altre.

Poi, dopo un paio di giorni, mi dice che non sa cosa gli è successo, ma ha difficoltà col cellulare. Non riesce ad inviare i messaggi, non si ricorda come rintracciare i numeri dalla rubrica, etc.

Io gli faccio vedere e lui si tranquillizza. Nel frattempo, tra colleghi, iniziamo a parlare di diversi episodi inspiegabili.

Nel primo pomeriggio, sono con altre colleghe e stiamo per andare a casa, quando ci raggiunge  il medico ortopedico che ci informa che il mattino ha mandato il mio collega a fare una Tac cerebrale perché ha intuito che qualcosa non quadrava…

Esito: tumore. Lo inviano urgentemente in un Ospedale di città per la diagnosi più accurata.

Da quel giorno, Maury, non è più rientrato al lavoro.

Il tumore era maligno, inoperabile.

Ha lottato fino alla fine. Con una tenacia ed un attaccamento alla vita, da commuovere chiunque andasse a trovarlo.

Io provavo a mascherare le lacrime, non volevo assolutamente trasmettere la mia tristezza . E quando, insieme alla mia amica e collega, uscivamo dalla stanza dov’era ricoverato nell’ultimo periodo, in silenzio ci abbracciavamo forte, forte.

In meno di un anno, è partito per quel viaggio in Cielo.

Spesso, al lavoro, parliamo di lui. Della persona carica di doti eccezionali che lo hanno contraddistinto.

A testimoniare la sua grande umanità, noi continuiamo a portare avanti il suo progetto divenuto realtà. Una Sala Gessi accogliente, dove anche i più piccoli possano sentirsi a proprio agio.

Caro Maurizio, sono certa che da Lassù ci guardi sorridente ed orgoglioso. Ciao, amico mio.

12 pensieri riguardo “Ad un’infermiere speciale

  1. LA VITA OLTRE

    di Fausto Corsetti

    Mi diceva un amico per confortarmi nei giorni scorsi, quando piangevo la morte di mia madre: “E’ strano, quando finiscono di morire tutti e due i genitori, ci si sente orfani, qualunque sia l’età in cui l’evento si verifica”. E’ vero. Ora che è morta anche mia madre ho l’impressione di aver completato la mia nascita al mondo. E’ come se con la morte mia madre avesse finito di partorirmi. Davanti alla morte di tutti e due i genitori, ci si sente come se le radici della vecchia quercia venissero recise. E allora ci si guarda in giro e si prova una sorpresa strana: è come se si avesse la conferma definitiva che si può restare in piedi anche senza le radici. Noi che non siamo dei “clonati,” ma tutti originali, sentiamo però che i nostri genitori portano via nella morte qualcosa che faceva parte di noi, del nostro corpo ed è come se qualcosa di noi venisse sepolta con loro, e tuttavia noi continuiamo a vivere senza quelle radici, essendo diventati a nostra volta radici, in attesa di essere recise.
    La trasmissione della vita, questa catena meravigliosa che dura da decine e decine di milioni di anni e che andrà avanti chissà fino a quando, non è interrotta dalla morte, anche se qualcuno dei suoi anelli non genera altri anelli. E’ una catena così ricca da sopportare sterilità fisiche naturali, volute per il Cielo o per altre ragioni. E’ la catena della specie che non può interrompersi e garantisce la continuità. Eppure la morte appare come un attentato a questa continuità. Forse è per questo che la natura ci spinge a considerarla nemica. E io credo che, in effetti, sia difficilissimo, forse impossibile accettare la morte per un motivo qualsiasi che venga dalla ragione.
    Umanamente parlando la morte è l’interruzione di un progetto che è stato concepito senza limiti; è la rottura di rapporti nati per durare all’infinito, perché fondati sulla carne e sul sangue, ma anche sul pensiero e sull’amore o sul suo contrario. E’ solo la rivelazione pasquale che consente di superare le grandi svolte della vita, le svolte che produce la morte dei genitori – o dei figli, che sembra ancora più assurda – o delle persone più care. Una morte provoca sempre sconquasso nella vita di alcune persone. Ma la rivelazione pasquale realizza un paradosso mai immaginabile da mezzi umani. La Pasqua è la rivelazione della vita mediante la morte. E’ il Signore della Vita che ce ne spiega il mistero accettando di morire e di seguire quel comune, inaccettabile percorso che conduce fino alla sepoltura. E’ come se il Signore avesse lasciato vincere la morte fino alla soglia della corruzione, per poi fermarla e dire a noi: la nemica è vinta, guardate, perché io l’ho vinta anche per voi. E noi, che eravamo già stremati su quella soglia della corruzione, come quando vediamo apparire i segni della disfatta sul corpo dei nostri cari, appena la morte li ha presi, noi abbiamo ricominciato a sperare. Sì, è così miei cari: il Signore della Vita ci spiega la vita con la morte.
    E tutto questo non impedisce però di piombare nel dolore, perché la morte rimane quella che è: l’interruzione di un progetto, la soluzione apparente della comunicazione amorosa, parentale, amicale. Ma è solo apparenza. Ecco un altro capitolo della lezione pasquale del Signore della Vita. E’ interruzione solo apparente, perché il progetto continua, perché la vita continua e perché la comunione tra noi e i nostri cari non conosce interruzione.
    E’ così: le radici non sono recise, la comunicazione non viene interrotta. E’ solo tutto cambiato: è la vita che viene mutata, ma non annullata. Perché il Signore della Vita è Risorto.

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    1. Si, è questa speranza di Salvezza, che dona balsamo alla perdita delle persone da me amate.
      Non avevo mai riflettuto come ci si può sentire, dopo la morte dei genitori.
      Li ho ancora accanto a me.
      Conserverò con cura il racconto della quercia. Ne farò scudo quando ciò avverrà…
      Ti abbraccio forte.
      Sono proprio contenta di conoscerti.

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          1. Perdonami…Non sono presente nei social. Amo fermarmi e imparare ad abitare con verità e fedeltà tutti gli spazi di vuoto che la vita offre e contiene. Così, è consentito sentire ogni luogo come la propria casa, ogni tempo come quello giusto, ogni incontro come quello atteso. Nulla sarà sprecato e nulla superfluo. Tutto, allora, diventerà essenziale, prezioso, necessario, creativo.
            Quindi…un doppio abbraccio!

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          2. No, anzi.
            Conoscere, seppur virtualmente, una persona ricca di sensibilità, di garbo e con la straordinaria capacità di dare movimento e magia alle parole, non può che rendermi felice.
            Io attingo conoscenza profonda, riflessioni, emozioni ed arricchimento.
            Tu, doni a semplice tele, cornici dorate e dal grande valore…
            Grazie ancora.
            Quando vorrai passare dalla mia casetta, ti attenderanno una poltrona rilassante, un te o una tisana e dei biscotti fatti da me.
            Puoi anche stare in silenzio, non importa. La tua presenza, riempirà la stanza…

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