Dislessia, compiti

Oggi, rientro, dal lavoro e per l’ennesima volta, mia figlia Rebecca mi dice”Mamma, non ho voglia di fare i compiti”.

Ma santo cielo, mi dico, non mi sono ancora tolta la giacca e messo al suo posto la borsa, che ci siamo…..

Vado in bagno. Mi rilasso giusto il tempo per riprendere fiato, guardo la pioggia che ha un effetto rilassante su tutti i miei nervi, e mi reco in cucina, dove Reby ha iniziato gli esercizi.

M’informa  che ha preso quattro in matematica. Allora le dico se si è impegnata.

“Tanto, mamma. Ma ci ho capito poco. Non sapevo quasi da che parte iniziare..”

In effetti, riconosco che a casa, ha fatto molti esercizi .

Ma finché fa un paio di espressioni, va bene. Già alla terza, inizia a sovraccaricare il suo “sistema nervoso” ed iniziano gli errori.

Tralascia le parentesi, i numeri perdono la loro dimensione( troppo grossi o troppo piccoli ), non guarda più la tavola pitagorica e “spara” i risultati delle tabelline.

Cavolo….mio marito ha appena parlato al prof. e sembrava avesse capito. ” Non si preoccupi, ho notato che Reby fa fatica!”.

Ma confrontandomi con altre mamme, apprendo che invece le vengono assegnati esercizi uguali agli altri.

Reby , inoltre,  mi conferma che la verifica non era differenziata  rispetto alle altre. Ma io dico , dov’è l’utilità di darle  tante espressioni.. ……Come sempre, parole gettate al vento.

E siamo solo a  due mesi dall’inizio della scuola.

Facciamo pausa. Ci assaporiamo una bella cioccolata calda con biscotti e riprendiamo i compiti.

Intanto parliamo. Le dico che comunque è giusto che continui ad impegnarsi, le ribadisco che non deve avere sensi di colpa perché  sa quanto si è data da fare.

Procediamo con inglese. Altra materia ostica. Ma, in questo caso, l’insegnante, che conosce Reby dalla prima media, sa come incentivarla. Poche verifiche scritte. Preferisce quelle orali. Pacca sulla spalla e sguardo affettuoso sono le redini per non farla mollare.

Quando fa italiano, si trasforma. Sorride, scrive volentieri, canticchia anche……

Perché lei adora questa materia e l’insegnante sa toccare le “corde” giuste per incentivarla. Quando lo scritto va male, le propone l’orale( per i dislessici è decisamente l’alternativa più adatta) e li’, Rebecca ha modo di far capire che ha studiato.

Non deve sprecare tempo, a convertire i suoi pensieri e la sua capacità di esporre, in lettere e numeri che vanno a ingrovigliare il filo dei suoi discorsi.

Anche oggi è andata.

Meno male, che mentre fa i compiti, arriva anche Moyito, il nostro gatto, che le fa compagnia e la sostiene silenziosamente.

Un vero dono  di Dio.

 

7 pensieri riguardo “Dislessia, compiti

    1. Si, vero. Devo solo far trasparire forza e determinazione.
      Lei è come una farfalla. Ogni tocco poco gentile, le toglie la polvere magica che avvolge il suo cuore, impedendole di continuare a far volare i Suo sogni….
      Grazie!

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      1. Lo so …I bambini sanno essere cattivi tra di loro…a volte direi spietati …mia figlia è celiaca e I compagni le sventolano in faccia le merendine che lei non può mangiare…

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