Il buio

Ho sempre avuto paura del buio.

Da piccola, la sera, quando ero in camera mia, me ne stavo zitta e immobile.

Cercavo persino di respirare piano, piano…

Avevo paura che sbucasse chissà chi, da qualche parte.

Ed allora, dalla mia stanza, la cui porta doveva restare assolutamente aperta, continuavo a dire:” Buonanotte” a voce alta a miei genitori.

Mia mamma, più paziente, con voce dolce mi diceva di stare tranquilla e che non c’era nessuno.

Mio papà, invece, dopo un po’ alzava decisamente il tono e urlava di smetterla perché il mattino doveva alzarsi presto.

Ma come stavo male….

Inoltre come figlia unica,  non ho mai avuto vicino nessuno per poter saltare nel suo letto e rannicchiarmi vicino. Quanto ho desiderato un fratello o una sorella!

Poi sono cresciuta.

Ho decisamente meno paura del buio. Grazie a Dio!

Però  , confesso che ci sono alcune situazioni che mi mettono ancora a disagio.

Ad esempio, quando mi chiamano di notte per un’intervento urgente.

Quando rallento e poi mi fermo ad un incrocio, blocco le portiere dell’auto.

Peggio ancora se oltre ad essere buio , c’è nebbia.

I secondi , nell’attesa che scatti il verde, diventano interminabili!

Poi, quando arrivo in Ospedale. Faccio le scale di corsa, ma quando apro la porta della Sala Operatoria se sono la prima ad arrivare, cerco subito a tentoni, l’interruttore della luce.

Forse anche perché una notte, ho dovuto fermarmi per far sterilizzare i ferri chirurgici, in autoclave ( è come un grande forno che funziona a vapore, ad alta temperatura). Durante il funzionamento, fa abbastanza rumore e non senti niente.

Mentre controllavo  che tutto procedesse bene, è entrato l’anestesista di corsa a prendere un farmaco. Non ho sentito neanche la porta. Mi è quasi venuto un’infarto!

Purtroppo, mia figlia ha preso da me.

Da piccola, fortunatamente ha sempre dormito nella stessa camera del fratello maggiore.

Lui non ha mai avuto paura. Allora quando c’era il temporale, avvicinavano  i letti e lei si addormentava felice.

Raramente, quando veniva nella mia camera perché non riusciva a riaddormentarsi, e diceva che Andrea non le faceva compagnia perché russava, la riaccompagnavo e le raccontavo una favola o dicevamo una preghiera all’Angelo Custode perché la proteggesse e vegliasse su di lei.

Ma poi, Andrea ha desiderato avere una stanza tutta per se.

Pensavo andasse peggio. Rebecca ha reagito meglio di quanto pensassi.

Abbiamo messo molte  lucine notturne , quasi a creare un sentiero . Aveva anche una lampada, regalo di amici, che irradiava verso il soffitto un cielo stellato.

Ora solo se ci suono tuoni veramente forti, sentiamo, anzi mi correggo, sento ( mio marito dorme come un sasso, non sente niente…che invidia! ) i suoi passi precipitosi venire verso la nostra stanza.

Se è quasi ora di alzarsi la faccio entrare nel lettone, altrimenti la rassicuro, l’accarezzo e le dico di mettersi tranquilla e vedere se riesce a riaddormentarsi.

Nel frattempo cerca anche il gatto per farle compagnia.

Anche se spesso, la sera , quando accompagno Reby a letto, lui ci segue, come intuisse della paura della sua padroncina, del buio.

Si accoccola sotto le coperte e insieme si addormentano.

Dico sempre a mia figlia, che è normale avere delle paure.

Tutti abbiamo paura di qualcosa.

Ma la nostra sfida è riuscire a tenerle a bada, impedendo loro di avere la meglio su di noi…..
Istantanee di Rebecca e Moyito

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “Il buio

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