Dislessia. Lettera ai professori di mia figlia.

Rebecca ha tredici anni e frequenta la 3^Media.

L’anno scorso si è reso necessario un incontro , dopo un paio di mesi dall’ inizio dell’anno scolastico.

Con mio marito, che grazie a Dio, mi sostiene e mi supporta, avevamo già presentato e approvato iI PDP ( piano didattico personalizzato). Gli strumenti compensativi, le modalità di verifica , le misure dispensative e i criteri di valutazione, che gli insegnanti avevano approvato e firmato, ci sembravano veramente buoni.

Ma tra lo scrivere e l’applicare tali strategie, non c’è stato riscontro in alcuni professori.

Niente ” sconti “sui compiti, dettatura veloci in classe che non le permettevano di scrivere bene , verifiche uguali agli altri, etc,….

Rebecca non voleva più andare a scuola. Continuava a piangere. La cosa che più mi feriva, era quando, mentre pregavamo, chiedeva a Dio di essere più intelligente. ….che non era capace a fare niente…….

Di conseguenza, abbiamo  fatto un colloquio con la dirigente, chiedendo se era possibile risolvere la situazione. In comune accordo, abbiamo preso la decisione che io, con la presenza di mio marito Alex,  avremmo incontrato tutti gli insegnanti , in un unico incontro, per parlare della situazione di mia figlia.

A casa , ho preparato due righe, condivise e corrette con mio marito e mi sono preparata all’incontro .

È stato, come potrei dire? Molto intenso. Era agitata. Gli insegnanti erano seduti, disposti a ferro di cavallo. Io e Alex, al centro.

Mi sembrava di essere una maturanda…..che sudata!

Ho iniziato a leggere. Dapprima con voce tremante, poi mentre procedevo, ho acquisito sicurezza e vedevo che erano molto attenti.

Riporto il testo della lettera:

Noi siamo qui, perché Rebecca sta vivendo un brutto periodo. Non vuole venire a scuola, piange e dice che non sa far niente.

È molto sensibile e talvolta i compagni la prendono in giro.

Viene ferita tutte le volte che le dite che non ha studiato abbastanza, che deve scrivere meglio e che deve stare più attenta. 

E sapete il perché? Perché lei a casa si impegna tantissimo, cerca di scrivere bene, ma se i compiti sono tanti, si stanca e la grafia ne risente. Per fare matematica , ad esempio, deve usare anche per un semplice problema o equazione, la tavola pitagorica e  la calcolatrice. E quando ha tante operazioni da fare, poi va nel pallone…..

Quando prende un brutto voto  , per lei è come non riconoscere l’impegno . Non è tanto per l’insufficienza. Basterebbe che fosse accompagnata da un “Vedrai che la prossima volta andrà meglio, ho visto comunque che ti sei impegnata”. Oppure parlare con lei delle difficolta che ha avuto nell’eseguirlo.

Non vogliamo il voto regalato o una sufficienza misericordiosa.

Vi voglio ricordare che compensare, per Rebecca, è faticoso. Necessita di tempi supplementari, con percorso diverso rispetto ai compagni, per raggiungere lo stesso traguardo. 

È come se il suo cervello fosse formato  da tante scatole.  Simili a settori, con diverse potenzialità. Nel dislessico, alcune scatole, sono in squilibrio rispetto alle altre. Bisogna cercare di individuare la scatola più grande per potenziarla. Nel caso di  Reby, è rappresentata dalla creatività, dalla fantasia, dalla passione per la poesia, dai racconti intensi che scrive ( con grafia pessima ma con un buon contenuto).

Essendo discalcula, ha molte difficoltà negli automatismi del calcolo e nella coordinazione spazio-temporale. Anche solo il copiare e trascrivere i numeri, può essere fonte di errore. Confonde la destra con la sinistra, non sa le tabelline. Ha difficoltà a tracciare una riga diritta a mano libera, inoltre non mette doppie, niente punteggiatura.

Reby non è una Ferrari, ma un fuoristrada.  Perché riesce, anche se con difficoltà , a percorrere strade piene di curve e precipizi, per arrivare a destinazione.

Vi invitiamo quindi ad incitare ed invogliarla allo studio, a sorreggerla. 

Tutti abbiamo un insegnante speciale che portiamo nel cuore. Sono sicura che Reby, se sarà motivata e avrà maggior autostima, non vi dimenticherà.

Noi saremo sempre a disposizione. Vogliamo collaborare con voi per il suo bene. Oggi non è stato per niente facile essere qui. Anzi.

Vi ringraziamo del vostro tempo e della vostra attenzione.

Gli insegnanti, al termine della lettura, ci hanno detto che non pensavano che Reby soffrisse così tanto e ci hanno ringraziato .

In seguito , quasi tutti, hanno raddrizzato il tiro.

Hanno applicato le misure dispensative e gli strumenti compensativi. Hanno usato maggior tatto e Reby non ha più pianto. Ha preso ancora delle insufficienze ma essendo stata più motivata, si è impegnata ancora di più e la sua autostima ha raggiunto buoni livelli.

 

 

4 pensieri riguardo “Dislessia. Lettera ai professori di mia figlia.

  1. Ti ringrazio per quello che hai scritto! Purtroppo il mondo della scuola, io lo chiamo “Il teatro dell’assurdo”(l’ho scritto in uno dei miei post)
    E te lo dice chi insegna da tanti anni, ma ogni giorno devo lottare contro l’ipocrisia per rivendicare la ricchezza inestimabile di ogni alunno
    Siamo veri perché siamo diversi!
    Comunque l’amore di due genitori riesce a far crollare questo muro di ipocrisia.
    Io ce l’ho fatta!
    Un forte abbraccio

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    1. È ” nutriente”per la mia anima che una insegnante, sia una persona speciale come te. Beati i ragazzi che avranno la fortuna di averti al loro fianco….e con loro i genitori.
      Ricambio l’abbraccio.
      Grazie, grazie

      "Mi piace"

Grazie per il tuo prezioso tempo!

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